Il Tirreno

Pisa

Dove nascono le storie dei vecchietti

di Tommaso Fabiani
Dove nascono le storie dei vecchietti

Il Bar Enrico è uno dei punti di riferimento di Malvaldi. Personaggi e battute sembrano già pronti per la pagina scritta

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PISA. Battute micidiali e “barristi intrattenitori” (da queste parti, come dice Malvaldi, c’è differenza tra il “barista” e il “barrista”). Ma anche “il miglior caffè di Pisa” e la Gazzetta dello sport (perché “non c’è niente di peggio, per un maschio italiano, di entrare in un bar e ordinare una cosa a casaccio con il solo scopo di leggere la Gazzetta per scoprire subito dopo che l’agognato foglio rosa è già in lettura”).

E poi la vera anima di ogni bar che si rispetti: i suoi clienti fissi. Che in questo caso, come in molti altri, sono i pensionati che giocano a carte “litigando e bestemmiando con finta acrimonia”.

Per Marco Malvaldi l'autore dei gialli “del BarLume” trasformati di recente in una fiction per Sky, il bar Enrico rappresenta tutto questo. Tutto questo e molto di più se è vero, come l’autore ha ripetuto più volte, che l’atmosfera di questo luogo ha fornito idee e spunti per i personaggi dei libri che compongono la serie.

Del bar Enrico Malvaldi aveva già parlato in “Una piccola sosta al bar”, il recente nuovo capitolo di “Scacco alla Torre”, e ultimamente non perde occasione di menzionarlo in giro per l’Italia, raccontandone aneddoti e curiosità. Ma cos’ha di speciale questo luogo? Noi abbiamo provato a capirlo e siamo andati a chiederlo al titolare e ai clienti che lo frequentano. «Forse la cosa che rende speciale il mio bar è che puoi fare quello che vuoi, un po’ come fossi a casa tua - spiega Enrico Di Guardati, titolare dal 1970 - Puoi venire la mattina a fare colazione e a leggere i giornali e uscire la sera dopo aver passato l’intero pomeriggio a parlare di nulla. Oppure giocare a carte: qui ci sono persone che giocano a carte tutto il giorno e non prendono da bere dal 1966. E poi c’è anche chi, come “il Saviozzi”, viene e dorme al tavolo per ore intere».

A rendere particolare questo posto sarebbe insomma il rapporto costruito nel tempo con il cliente. «I miei ragazzi lavorano qui da anni e hanno confidenza con tutti – dice Enrico parlando dei baristi. Scherzano con i clienti e delle volte può anche capitare che esagerino ma sono ragazzi in gamba. A proposito, Malvaldi cita spesso una battuta («Ero là una mattina quando è entrato un fantino, una persona quindi di statura un po' bassa. Il barista lo ha guardato e gli ha detto: “o’, te, ma ti sembra educazione entrare in un bar in ginocchioni?” ndr), ma insomma, diciamo che in quel caso ce lo potevamo permettere». Una delle cose che colpiscono del bar sono i giornali. Per ogni quotidiano ce ne sono almeno quattro copie. «Diciamo che a volte a qualcuno gli rimane sotto al giacchetto e se lo porta a casa – racconta ancora Enrico - e noi non possiamo rimanere senza perché i clienti vengono qui anche per quelli. L’altro motivo è che ci sono persone che vengono e se li leggono tutti, uno dopo l’altro, per ore intere. Tanto che per anni abbiamo tenuto un cartello che avvertiva: “Tutti quelli che intendono impossessarsi dei giornali per piu' di 5 minuti son tenuti a leggere ad alta voce. Tutti cosi potranno essere informati sui fatti del mondo”».

L’altra cosa che colpisce è l’elevato numero di persone presenti nel locale e il continuo via vai di uomini e donne di età ed estrazioni sociali diverse. Poi ci sono loro, i pensionati. Tra questi c’è chi, come Marcello Lucchesini, ex dipendente della Saint Gobin e ballerino di tango in pensione, viene qui solo il pomeriggio «perché la mattina sto bene in branda e se un mi svegliasse la mi’ moglie dormirei fino a mezzogiorno». E chi c’ha “ormai piantato le tende” come Vincenzo Mellace, ex vigile sanitario che con le sue dritte si considera «l’artefice numero 1 del successo del locale».

Poi ci sono quelli che giocano a carte, come Siro Nuti e Sergio Di Paco, storico panificatore pisano, che tra una partita e l’altra ti spiegano: «Qui siamo per la maggior parte vecchi rimbambiti, ma il cervello, almeno quello, ogni tanto funziona ancora bene. Il bar Enrico rappresenta la storia di Pisa e quando vieni ti accolgono sempre col sorriso e con il buonumore. Per questo veniamo sempre qui, perché anche se dormi (e indicano “il Saviozzi”) sai comunque di non essere solo».

Infine su Malvaldi. «C’è stato un periodo, quando la moglie lavorava alla facoltà di Ingegneria, in cui lo vedevamo tutte le mattine e stava qui per intere ora – racconta Nuti. Quando leggo i suoi libri mi sembra vederci dentro la mia vita perché racconta le cose di tutti i giorni in modo semplice». E non dimentichiamo il caffè: era veramente buono.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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