Il Tirreno

Pisa

Blitz degli incappucciati all’Arpat

di Gianluca Campanella
Blitz degli incappucciati all’Arpat

Un gruppo di incursori entra negli uffici gridando slogan e scrive con lo spray sui muri: “Cisam e Arpat assassini”

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PISA. Nove cittadini su dieci nemmeno sanno che l’Arpat ha la sede in via Vittorio Veneto. Invece un gruppo di incappucciati ieri mattina sapeva benissimo dove andare e cosa fare: appena dopo l’irruzione dal cancellino lungo le mura, la squadra si è diretta al primo piano verso l’ufficio della dirigente d’area; e mentre scalavano le rampe di gradini, i contestatori urlavano e imbrattavano le pareti con le scritte: «Arpat assassini» e «Cisam assassini». Sono subito intervenute le forze dell’ordine, chiamate dal personale dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale; ma il blitz è stato repentino e gli incursori a quel punto si erano già dileguati.

Il movente. Nessun dubbio su cosa possa aver spinto il gruppo alla protesta: l’operazione di decommissioning (smantellamento) dell’impianto nucleare attivo dagli anni Sessanta agli Ottanta nel Cisam, Centro interforze studi per le applicazioni militari basato a San Piero a Grado. Il processo, ancora in corso, comporta il trattamento e confezionamento dei rifiuti radioattivi; le acque trattate provenienti dalla piscina dell’ex reattore nucleare del Cisam sono scaricate nel Canale dei Navicelli. Ed è questo che spaventa o indigna i contestatori, anche se va detto che le analisi al momento non hanno riportato alcun pericolo: è stata infatti misurata la presenza (prima e dopo il trattamento) dei vari isotopi prodotti dalla fissione e nessuna delle sostanze (stronzio 90, cesio 137, uranio 235 e 238, plutonio 238, 239 e 240, americio 241) supera i limiti stabiliti sulla base di un parere rilasciato dall’Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca Ambientale. Inoltre è stato rilevato anche il trizio (idrogeno 3) in concentrazione inferiore al limite di rilascio, malgrado non sia prevista la sua riduzione nel processo di distillazione.

Il precedente. A questo punto sono in tanti a pensare che ci sia una matrice comune tra l’episodio di ieri e quello del 17 novembre: due domeniche fa, infatti, tutto il quartiere di Porta a Mare è stato tappezzato con un falso volantino che annunciava alla cittadinanza lo sversamento per sei mesi nel Canale dei Navicelli delle acque trattate nella piscina di raffreddamento del reattore Cisam. Scritto al limite del reato di procurato allarme, visto che il volantino fingeva di rassicurare: «Lo scarico non porterà variazioni significative della contaminazione ambientale da radionuclidi. Il presente avviso è a solo scopo cautelativo». Ma l’effetto è stato di spaventare la popolazione.

La trasparenza. Proprio per evitare allarmi e/o emulazioni il prefetto Francesco Tagliente e l’ammiraglio Domenico De Bernardo (a capo del Cisam) hanno attivato un tavolo a cui sono state invitate tutte le autorità di Pisa e Livorno, aperto anche alla stampa, per fornire ogni tipo di informazione e chiarimento. Il programma 2013 di smantellamento dell’ex reattore di San Piero è stato approvato dalla regione Toscana il 9 maggio con un decreto del dirigente delle Politiche ambientali, il numero 1606. I comitati che avessero ancora perplessità sull’operazione di depurazione delle acque possono chiamare in prefettura e saranno ricevuti dall’ammiraglio o dal prefetto.

Le reazioni. Arriva la condanna del governatore Enrico Rossi, che parla «gesto aberrante compiuto da professionisti della paura»; e la «ferma condanna» anche di tutto il Pd pisano. Esprimono solidarietà ai lavoratori Arpat il deputato Federico Gelli, l’assessore regionale Anna Rita Bramerini, il vice presidente del consiglio comunale Riccardo Buscemi e il sindaco Marco Filippeschi che «rifiuta nel modo più netto ogni illegalità e ogni atto inaccettabile di intimidazione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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