Malvaldi al Bookcity: «Quella battuta al Bar Enrico...»
PISA. La battuta che più è piaciuta alla platea del Castello Sforzesco di Milano? Quella sul bar Enrico. A far ridere il pubblico citando lo storico locale di Pisa è stato Marco Malvaldi, l'autore...
PISA. La battuta che più è piaciuta alla platea del Castello Sforzesco di Milano? Quella sul bar Enrico. A far ridere il pubblico citando lo storico locale di Pisa è stato Marco Malvaldi, l'autore dei gialli “del BarLume” trasformati di recente in una fiction per Sky. A Brera per tre giorni, da venerdì a ieri pomeriggio, lo scrittore è stato uno dei protagonisti di Bookcity Milano. Cuore pulsante della kermesse è il Castello Sforzesco. Qui, nella Sala Viscontea, oltre 200 persone hanno assistito sabato pomeriggio al dibattito sulle sfumature del genere giallo tra lo scrittore romano Antonio Manzini e, appunto, Malvaldi. Argomento della discussione, moderata da Danilo Di Termini di Caterpillar, gli “Investigatori alternativi” rappresentati dal vicequestore “indolente e antipatico” Rocco Schiavone e dal “barrista” Massimo, protagonista insieme ai vecchietti Ampelio, Aldo, Rimediotti e Del Tacca della quadrilogia edita da Sellerio. «Ci sono vari punti in comune tra la figura del barista e quella del detective», sostiene lo scrittore che vive a Vecchiano. «Dalle mie parti i “barristi” sanno tutto dei loro clienti, tendono a non fidarsi e soprattutto sono irrispettosi». È stato proprio per spiegare meglio questo punto che Malvaldi ha raccontato al pubblico un aneddoto ambientato al bar Enrico, che si trova tra la facoltà di Ingegneria e l'ippodromo. «Ero là una mattina quando è entrato un fantino, una persona quindi di statura un po' bassa. Il barista lo ha guardato e gli ha detto: “Ma ti sembra educazione entrare in un bar in ginocchioni?”». Se dietro il personaggio di Massimo si nasconde quindi l'atmosfera del bar Enrico, l'intreccio de «La briscola in cinque» ha anch'esso un precedente: una puntata del tenente Colombo, ha rivelato Malvaldi, non senza un certo dispiacere: l'ispirazione, questa volta, non è stata intenzionale. «Ero convinto di aver avuto un'idea geniale», ha ammesso. «Ma tempo dopo mi è capitato di vedere in televisione il tenente Colombo. Ebbene, l'indizio chiave di quell'indagine era lo stesso che avevo usato per il mio primo romanzo. Dovevo aver visto quella stessa puntata a dieci anni, dimenticandomi di tutto tranne di quel particolare». Al momento di andarsene, interrogato sulle differenze tra Pisa e Milano mentre apre l'ombrello, risponde così: «Io, sono un pisantropo».
Lucia Maffei
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