Il Tirreno

Pisa

Un lieto fine per chi ha tenuto duro

di Tommaso Fabiani
Un lieto fine per chi ha tenuto duro

Il premio dei finanziamenti dal Ministero. Ma prima la fuga dall’Italia, i lavori saltuari per mantenersi, l’incertezza sul futuro

5 MINUTI DI LETTURA





PISA. Sono giovani e competenti. E hanno appena ottenuto dal Ministero finanziamenti importanti (grazie ai progetti Firb “Futuro in ricerca”) che permetteranno loro di realizzare, nei prossimi tre anni, progetti di ricerca nel campo della Scienza della Terra, delle Scienze agrarie e della Filologia medievale. Eppure ognuno di loro ha dovuto affrontare, durante il proprio percorso formativo e professionale, momenti di difficoltà che li hanno costretti a rimettersi in gioco in modo diverso. C'è chi è andato all’estero sperando un giorno di tornare, chi si è dato da fare con lavori “occasionali” e chi, semplicemente, ha tenuto duro.

Fuga all’estero e ritorno. Pietro Podolak ha 33, anni ed è ricercatore al dipartimento di Filologia, letteratura e linguistica dell’Università di Pisa. Podolak ha appena ottenuto dal Miur un finanziamento di 275.114 euro per gestire, come responsabile locale di unità, un progetto che ha l’obiettivo di “analizzare gli scambi culturali tra l’oriente greco e l’occidente latino nel XII secolo”. «Un progetto – spiega Podolak - che coinvolge discipline diverse: latino e greco, ma anche filosofia e filologia medievale. Per questo la ricerca sarà portata avanti da due unità operative differenti: una qua a Pisa, di cui sono il responsabile, e l’altra a Venezia alla Cà Foscari». Laureato nel 2002 in Lettere classiche alla Normale di Pisa, Podolak consegue tre anni più tardi, sempre a Pisa, il dottorato di ricerca in Filologia e letteratura greca e latina. Tra il 2006 e il 2007 diventa borsista alla Sismel (Società internazionale per lo studio del medioevo latino) di Firenze dopodiché, come molti altri ricercatori dello stivale, decide di abbandonare l’Italia e di emigrare. «Ho passato diversi anni all'estero – continua - Prima in Germania, come borsista all'Università di Wuerzburg, poi in Inghilterra all'Università di Warwick come assegnista di ricerca. Negli altri paesi la realtà della ricerca è completamente diversa e molto più valorizzata rispetto all'Italia: da noi mancano le risorse e, spesso, i concorsi si svolgono con dinamiche non del tutto chiare». Proprio in Inghilterra, Podolak conosce Alessandra Bucossi la persona che, in qualche modo, gli offrirà l'opportunità di ritornare in Italia. «Ci siamo incontrati a Warwick, dove anche lei era ricercatrice – racconta Podolak - Se sono tornato in Italia è grazie al Firb, ed è lei ad aver elaborato il progetto che è stato poi finanziato».

Il lavoro in vetreria prima della laurea. Il livornese Christian Frasconi ha invece 37 anni ed è ricercatore a Pisa al dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e agro-ambientali. Nell'ambito dei progetti Firb ha ottenuto un finanziamento complessivo di 1.464.608 euro come coordinatore nazionale di un progetto di ricerca interdisciplinare finalizzato “a rendere possibile l'integrazione tra sistemi colturali conservativi e integrati/biologici grazie all’utilizzo di macchinari agricoli specifici ancora da realizzare”. «In altre parole – spiega Frasconi - si tratta di una ricerca che permetterà una gestione intelligente e sostenibile, si potrebbe dire “smart”, dei sistemi agricoli, con tecniche di lavorazione che non comprendano l’uso di mezzi chimici di sintesi». Frasconi si laurea a Pisa nel 2006 in Scienze e tecnologie agrarie dieci anni dopo essersi iscritto. «Diciamo che il mio percorso formativo è stato un po’ più lungo del previsto – scherza Frasconi – sono sempre stato un po’ “duro” e durante gli anni dell’università non riuscivo proprio a vedere la fine del “tunnel”». Alcuni esami bocciati, poi la partenza per il servizio militare. «L’esame di chimica è stato un vero incubo, sono stato respinto parecchie volte – racconta il ricercatore - Ero scoraggiato e volevo abbandonare tutto, cosi non chiesi il rinvio del servizio militare. Alla fine l’esame riuscii a passarlo, ma ormai era troppo tardi e sono dovuto partire di leva». Al ritorno dal servizio militare, insieme allo studio diversi lavoretti. «Sei mesi in una vetreria e due anni per un ditta di infissi – continua Frasconi - Pensavo che non sarei mai riuscito a laurearmi e non volevo pesare troppo sui miei». Una volta raggiunta la laurea Frasconi passa altri 3 anni tra Pisa e Firenze per il dottorato in Ingegneria Agroforestale. Poi qualche assegno di ricerca fino all’ottenimento del finanziamento da parte del Miur. «Io e il mio gruppo di ricerca credevamo nella bontà del progetto – dice Frasconi – ma non avremmo mai pensato di riuscire ad ottenere i fondi dal Ministero. Credevo fosse più facile vincere alla lotteria».

In Antartide a studiare il sistema solare. Il trentanovenne Maurizio Gemelli è ricercatore a Pisa al dipartimento di Scienze della Terra. Anche Gemelli è stato selezionato come responsabile locale di unità e si troverà a gestire, per il suo progetto di ricerca, 263.923 euro. «Il progetto verrà portato avanti in collaborazione con l'Università di Siena - spiega Gemelli - e consiste nell'analisi minerealogica e isotopica di vari materiali di origine extra terrestre. Da queste analisi potremmo ricavare informazioni importanti su quella che è stata l'evoluzione del sistema solare». Le analisi prenderanno in esame meteoriti, rocce e resti fossili rinvenuti durante diverse spedizioni in Antartide. L'ultima esplorazione, realizzata tra novembre 2012 e gennaio 2013, ha visto tra i protagonisti proprio Gemelli. «E' stata un bella avventura - racconta il ricercatore – durante la quale abbiamo raccolto diverso materiale tra cui due meteoriti, una lunare e una con composizione solare, rarissime e di grande valore scientifico. Tutti reperti che ora sono custoditi al museo dell'Antartide di Siena e fanno parte del Pnra (Programma nazionale delle ricerche in Antartide)». Gemelli si laurea a Pisa nel 2004 in Scienze della Terra dove consegue poi il dottorato nel 2009. Dal 2009, sempre a Pisa, 4 anni di post-dottorato con qualche assegno di ricerca, scontando difficoltà comuni a molti ricercatori italiani. «La cosa più difficile, soprattutto negli ultimi anni, è stata quella di non avere certezze sul futuro – dice Gemelli - In Italia, purtroppo, è sempre più difficile reperire fondi, ma la passione per la ricerca certo non mi manca e questo basta per andare avanti». Sul futuro solo una speranza: «Vorrei poter continuare a lavorare qui senza essere costretto ad andare all'estero. Non si tratta solo di un motivo personale, ma ho studiato in Italia e vorrei poter dare un contributo al mio Paese».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web