La manifestazione
Spot e giovani, il Pd secondo Matteo
Folla alla prima tappa del sindaco di Firenze verso le primarie dell’8 dicembre tra valori, riforme e la sua idea di partito
PISA. Mette insieme Claudio Bisio e Luchino Visconti. Cita i “Simpson” e la Nutella - ma senza la supponenza morettiana - prende in prestito il marchio global della Coca Cola per trasmettere messaggi positivi e consegna al personaggio di “Cetto la qualunque” di Antonio Albanese l’immagine di una politica che non gli appartiene.
La prima serata della campagna di Matteo Renzi verso le primarie del Pd dell’8 dicembre parte da una salone stipato con oltre 600 persone venute ad ascoltarlo all’Hotel B &B di Ospedaletto.
Arriva alle 21,17 e termina il suo “one man show” dopo circa un’ora e un quarto nell’acclamazione di elettori e simpatizzanti che lo braccano per scattare una foto ricordo con quello che dal 9 dicembre con ogni probabilità sarà il nuovo segretario del Partito Democratico. Parla, e sa di saperlo fare bene, alla pancia degli elettori, il Matteo Renzi che raggiunge il palco dopo essere passato da una selva di saluti e abbracci. Giacca grigia, camicia bianca alla Obama che presto si accorcia fino ai gomiti, jeans scoloriti, il sindaco di Firenze scherza con un presunto elettore che con un cartello dà speranze di cambiamento a Grillo, «Bel lavoro che hai fatto», e chiarisce che lui vuole pescare in quella landa di delusi da grillini e indecisi. Eloquio scorrevole e limpido quello del rottamatore pronto a vestire i panni del costruttore di una politica che il suo partito non ha saputo consolidare, «non è stato un posto di amicizia» affonda il primo fendente. E a suon di spot, «perché chi sa comunicare non deve essere accusato di intelligence con il nemico» fissa la sua idea di Pd. Tre video nei quali diffonde messaggi dello spirito di corpo e dell’amicizia, ma anche il saper trasmettere immagini positive e il riappropriarsi della centralità delle persone senza perderle in un generalismo che sa di di stacco. Per Renzi il marketing applicato alla politica non è una bestemmia. E se qualcuno paragona questo modo di muoversi alle strategie del Cavaliere, il sindaco ha la risposta pronta: «Si è parlato troppo di Berlusconi in questi 20 anni». E giù applausi. Elenca le riforme che ha in testa per legge elettorale, dimezzamento dei costi della politica, rapporti con l’Europa non più da subire, ma da stimolare con una politica «meno dormiente» e poi il lavoro. «Vogliamo dare garanzie a chi non ne ha come i giovani e i disoccupati. I sindacati devono cambiare» ha scandito ricevendo altri consensi dalla platea precisando che non vuole abolire le garanzie a dipendenti e pensionati «come hanno voluto far credere». Un concetto, un video. Per sottolineare il verbo secondo Matteo di un partito che non dovrà avere più correnti, «la prima da abolire sarà quella renziana», ma dovrà tornare a collocare al centro della sua azione i bisogni di intere fasce sociali dove il Pd è il terzo schieramento dopo Pdl e M5S: studenti, disoccupati e autonomi. Partono altri video, ma le luci restano accese e si spengono quando parla Renzi che non rinuncerebbe alla battuta neanche sotto tortura: «Ma che c’è Fassina (viceministro dell’Economia avversario interno del sindaco nel Pd, ndr) alle luci?». Altre risate e il pubblico sta al gioco del sindaco che alterna slogan a piacionerie da intrattenitore consumato. Scorrono le immagini di “Berlinguer di voglio bene” con Carlo Monni e Roberto Benigni sull’attaccamento al partito, appare Claudio Bisio in “Benvenuto presidente” e poi i Simpson, la serie tv dal successo planetario. Per chiudere con “Bellissima” di Visconti. Pochi secondi per raccontare il mondo a cui guarda Renzi, quello dei giovani e della scuola. «L’8 dicembre è l’occasione per una generazione per dire che la politica è ancora una cosa seria» è l’appello del probabile futuro segretario del Pd. Che scende dal palco e viene circondato da giovani e attempati che vogliono e ottengono video e foto con la star della serata.
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