Sicurezza
Aziende agricole contro il Parco
Protesta di Coldiretti e operatori: altro che riportare i dromedari, siamo oppressi dalla burocrazia
PISA. Le aziende agricole del Parco di San Rossore che rischiano lo “sfratto”. «Norme troppo restrittive e una burocrazia asfissiante danneggiano la produzione agricola e zootecnica». A lanciare l’allarme è la Coldiretti, che ha dato voce alla protesta delle circa duecento aziende che svolgono la loro attività nella riserva naturale e che «ogni giorno devono a fare a cazzotti con tempi di risposta estenuanti e cavilli burocratici senza senso». «In questo modo il Parco - ha spiegato Fabrizio Filippi, presidente provinciale Coldiretti - non è un’opportunità per chi ci vive dentro, ma una sofferenza. Non chiediamo di abbassare la guardia sul rispetto delle regole, ma di utilizzare il buonsenso nell’applicarle. Un’azienda agricola non può permettersi di aspettare per mesi risposte e nemmeno di programmare la sua attività senza certezze».
La goccia che ha fatto traboccare il vaso facendo divampare la polemica tra gli allevatori è stata una dichiarazione rilasciata qualche mese fa dal direttore del Parco, Andrea Gennai, sull’intenzione di riportare a San Rossore alcuni esemplari di dromedario. «Non abbiamo bisogno di dromedari per attirare turisti e curiosità - ha ribattuto il presidente di Coldiretti -, bisogna semplicemente ridare alle imprese agricole che già vivono ed operano nel parco un ruolo da protagoniste consentendo pratiche di sviluppo sostenibili attraverso economie di filiera».
«Ho dovuto aspettare dei mesi per avere il permesso di far stazionare una roulotte davanti alla mia stalla - spiega Martino Ori, allevatore storico del Parco con l’obiettivo di scongiurare i furti di bestiame e ripararmi dalla pioggia nei mesi invernali». Un allevatore, aggiunge il presidente dell’associazione provinciale di categoria, Diego Stiaccini, «ha dovuto rinunciare alla “sala di mungitura” dopo un giro immenso di incontri e iter burocratici». Un altro problema sarebbe rappresentato da cinghiali, daini, volpi e tutti quegli animali che ogni anno creano danni alle coltivazioni e minacciano l’incolumità dei capi di bestiame. «Siamo d’accordo con il rispetto dell’ecosistema - ha dichiarato Aniello Ascolesse, direttore di Coldiretti - ma se non si interviene sulla presenza degli animali selvatici non c’è vera salvaguardia dell’ambiente e non c’è vero equilibrio». Una questione a parte è quella della Bottega di San Rossore, «che - spiega Angelo Del Sarto, allevatore - dovrebbe puntare maggiormente sulla distribuzione di prodotti che derivano dalle coltivazioni e dai capi di bestiame presenti nel Parco rafforzando così un marchio identitario molto importante. C’era anche il progetto di creare un caseificio del Parco, ma il progetto è stato “affondato” dopo che la delibera era stata approvata».
«Chiederemo quanto prima un incontro al sindaco - spiega ancora Filippi - perché questo atteggiamento di disinteresse non fa altro che allontanare l’agricoltura dal Parco. Il nostro obiettivo è collaborare con l’Ente Parco e il Comune di Pisa per consentire a chi vive di agricoltura di continuare a farlo nelle giuste condizioni».
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