Il Tirreno

Pisa

Roberta mi sorrise ma con un viso triste

di Pietro Barghigiani
Roberta mi sorrise ma con un viso triste

Il cuoco per la seconda volta conferma ai carabinieri l’incontro con la donna scomparsa: «Non mi sembrava felice»

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PISA. «Quando le ho chiesto se era Roberta Ragusa mi ha guardato abbozzando un sorriso. Ma non aveva un’espressione felice. Sul suo volto ho visto un velo di tristezza».

Pasquale Davi, 43 anni, di Lampedusa, cuoco del ristorante “Il Viaggio” a Cannes, anche ieri, dopo il primo incontro di mercoledì, è tornato dai carabinieri per definire la testimonianza sul presunto incontro con la donna scomparsa nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012. È da mercoledì mattina che si trova a Pisa e ieri si è presentato di nuovo in caserma per confermare quanto già aveva messo a verbale con i militari di Ventimiglia che, su delega della Procura, lo avevano ascoltato il mese scorso.

«Confermo tutto». Esce dagli uffici di via Guido da Pisa poco prima delle 14,30. Ha atteso per ore di essere chiamato dai carabinieri, alcuni dei quali, tra gli ufficiali, hanno mostrato segni di insofferenza verso stampa e tv in attesa in strada della conclusione della deposizione del nuovo teste che dà credito alla versione della famiglia Logli dell’allontanamento volontario dell’imprenditrice 45enne. «Ho ripetuto quanto avevo già detto ai carabinieri di Ventimiglia. Quella donna era Roberta Ragusa». L’avvistamento dichiarato dallo chef risale al 17 maggio 2012. Una donna, che lui sostiene essere la moglie di Logli, si sarebbe fermata fuori dal ristorante per leggere il menu del giorno. Con lei, stando a Davi, ci sarebbe stato un uomo. Lo chef era uscito a fumare una sigaretta dopo aver finito il turno in cucina. Hanno parlato, tra italiani che si ritrovano all’estero, e quando lui ha pensato di averla riconosciuta come la donna scomparsa si è fatto avanti con la domanda che l’ha fatta andare via, quasi trascinata dall’uomo che era con lei.

«Non sono pentito». «Rifarei quello che ho fatto - spiega il teste - perché quello che ho visto è la verità. Sono sicuro al cento per cento che quella donna fosse Roberta». Il testimone che dà credito alla versione difensiva nell'inchiesta sulla scomparsa della donna, è stato sentito per circa un quarto d'ora. Il contenuto della sua deposizione è stato acquisito, in fase di indagini difensive, anche dall'avvocato Roberto Cavani, legale di Antonio Logli, il marito di Roberta indagato per omicidio volontario e occultamento di cadavere.

Teste e Logli. «Non ho più visto il signor Logli dal giorno in cui venne a Cannes con il suo avvocato – aggiunge il cuoco –. I carabinieri sono stati gentilissimi e ho fiducia nel loro lavoro. Le telecamere fuori dal ristorante? Ci sono quelle del municipio e della stazione. Non so se vorranno acquisire le immagini e se sono ancora in tempo».

Il cameriere. Sul cameriere, Nicola Bendinelli, che avrebbe assistito all'incontro tra Davi e Roberta, accompagnata da un uomo sui cinquant'anni, brizzolato, lo chef dice: «Nicola è nato in Francia da genitori italiani. Vede la tv francese e si fida di quello che dico. Non parlo perché ho la lingua in bocca (accusa mossa dall'altro teste, Loris Gozi in un battibecco in diretta tv su Pomeriggio Cinquel, ndr), ma perché ho visto davvero Roberta Ragusa». Né il sostituto procuratore Aldo Mantovani, né il capo della Procura, Ugo Adinolfi hanno sentito il teste che dopo essere uscito dalla caserma è salito sulla sua Hyundai Santa Fe per fare ritorno a Cannes.

«Troppo sicuro». Per Giovanna Alpini, una delle cugine di Roberta, si tratta di dichiarazioni prive di fondamento. «Mi meraviglio che questa persona si ricordi tanti particolari. Troppo sicura a distanza di un anno e mezzo. Si ricorda dettagli, gli occhi, gli sguardi. Al di là di questo basta ragionare con la logica. Una persona che non vuol farsi trovare non va a dire in giro di dove è originaria. E poi la riconosce basandosi su una fotografia vecchia di almeno 10-15 anni?»

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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