Sicurezza
Il pannello solare a basso costo in orbita con il satellite
Il dispositivo è stato sviluppato da Stefan Gregucci, borsista del dipartimento di ingegneria civile e industriale, con la supervisione del professor Salvo Marcuccio e dell’ingegnere Pierpaolo Pergola
Sul satellite Unisat-5 lanciato in orbita ieri dalla base russa di Yasny c'è anche un dispositivo sperimentale progettato e realizzato all'Università di Pisa: un pannello solare di nuova concezione la cui caratteristica principale è quella di essere a “basso costo” grazie a un innovativo metodo di installazione delle celle solari.
Il dispositivo è stato sviluppato da Stefan Gregucci, giovane borsista del dipartimento di ingegneria civile e industriale, con la supervisione del professor Salvo Marcuccio e di Pierpaolo Pergola, ingegnere di Alta spa, azienda spin-off dell'Ateneo pisano che ha partecipato al progetto anche tramite i propri specialisti Carlo Tellini, Nicola Giusti e Stefano Caneschi.
Per l’assemblaggio e la qualifica del pannello, il ricercatore pisano è riuscito a sviluppare tecniche low-tech, ossia procedure semplificate che permettono di ridurre notevolmente il costo delle missioni spaziali.
«Una delle sue peculiarità - spiega Gregucci - è un nuovo metodo per il “coverglassing” delle celle solari, che sono state installate sul substrato del pannello con una tecnica innovativa che non richiede particolari strumenti o tecnologie riuscendo così a incrementare le prestazioni in orbita riducendo i costi di costruzione».
Il know-how acquisito dall'Università di Pisa e da Alta spa nello sviluppo di questa ricerca, commenta Marcuccio, «ci posiziona al meglio per poter competere sul mercato dei pannelli solari a basso costo ma con elevate prestazioni per piccoli satelliti, un mercato in continuo fermento e rapido sviluppo, poiché rende accessibile lo spazio anche a chi dispone di risorse limitate». La ricerca è ancora in corso e punta a migliorare ulteriormente le proprietà meccaniche e termiche di questo tipo di pannelli con lo sviluppo di substrati in fibra di carbonio e fibra di vetro, anche grazie ai dati generati con la missione Unisat-5.
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