Il Tirreno

Pisa

Violenza sulle donne, 276 richieste d’aiuto

di Danilo Renzullo

In un anno ne sono state registrate 55 in più rispetto ai dodici mesi precedenti, addirittura 130 nel confronto col periodo 2010-2011

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PISA. Aumentano le donne vittime di violenza che chiedono aiuto. E crescono anche i casi di stalking. È questa la fotografia della violenza sulle donne in provincia di Pisa scattata dall'associazione “Casa della donna” in occasione del 25 novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

I dati, contenuti nel rapporto “Un anno di violenze in Provincia di Pisa: novembre 2012 - ottobre 2013” del Centro antiviolenza dell'associazione pisana, sono stati illustrati ieri da Paola Tacchi, consigliere provinciale, Sandra Capuzzi presidente della Società della Salute della zona pisana (Sds), Marilù Chiofalo, assessore alle pari opportunità, Daniela Puccini del coordinamento donne della Cgil e Massima Baldocchi, avvocato della Casa della donna. Sono 276 le donne della provincia di Pisa che hanno chiesto aiuto nel periodo novembre 2012 - ottobre 2013. Un dato in forte aumento: 55 in più dell'anno precedente e 130 in più rispetto al periodo 2010-2011.

Sull'incremento delle richieste di aiuto, secondo la Casa della donna, ha influito anche l'ampliamento dei servizi e la loro pubblicizzazione, attuati con il progetto “Non una di più”, realizzato con il partenariato della Sds della zona pisana e il finanziamento del dipartimento per le Pari opportunità, che ha dato la possibilità ad un maggior numero di donne di conoscere e contattare l'associazione.

L'aumento delle donne che subiscono violenza e chiedono aiuto è un trend confermato anche a livello regionale dal Coordinamento dei centri antiviolenza Tosca che ha registrato un aumento del 20% delle richieste di aiuto. Le donne che si rivolgono al centro antiviolenza pisano sono soprattutto italiane (78%). La maggioranza ha un'età tra i 30 e i 50 anni, sono donne che hanno figli minori (44%) e il numero delle donne disoccupate è in ulteriore aumento: dal 31% dello scorso anno al 44%. Non avere un lavoro è un fattore allarmante perché rende molto difficile chiedere aiuto e lasciare un partner violento.

La violenza è consumata in particolare nell'ambiente familiare: le donne subiscono maltrattamenti soprattutto dall'uomo con cui hanno deciso di vivere. Il marito o convivente per l'80% è italiano e il 47% ha tra i 36 e i 60 anni. Anche quando la donna riesce a dire basta, non sempre però la violenza finisce. I casi di stalking sono infatti in forte aumento (più 25%). Le donne subiscono violenza spesso per anni, ma il percorso che porta alla decisione di denunciare è complesso: solo il 25% ha denunciato il proprio maltrattante, il 28% ha chiesto aiuto anche alle forze dell'ordine, il 15% al pronto soccorso e il 13% al servizio sociale.

«I dati – spiegano dalla Casa della donna - ci fanno riflettere sulla necessità di potenziare il sistema complessivo dei servizi. Per prevenire i femminicidi e per interrompere la violenza sono necessari tanti interventi per le donne e per i loro figli: rilevazione del rischio, cure mediche, protezione, accoglienza in emergenza, ospitalità in casa rifugio, sostegno psicologico, legale, sociale, reinserimento lavorativo, soluzioni abitative. Senza la possibilità di autonomia economica e di avere una casa, i percorsi delle donne diventano infatti lunghi e aggiungono sofferenze a vissuti già difficili».

Per fermare le violenze e prevenire i femminicidi, secondo l'associazione pisana, occorre una rete di servizi ben strutturata. Ma per farlo servono risorse e finanziamenti che nemmeno la legge sul femminicidio, approvata recentemente, ha previsto. La legge, infatti, all'ultimo articolo recita che è senza “nuovi oneri a carico della finanza pubblica”.

«La legge – spiega Baldocchi – ha introdotto una serie di norme atte soprattutto ad aggravare le pene, occupandosi solo di repressione e non di prevenzione». La violenza ha costi altissimi: sanitari, sociali, economici. Costi che non vengono mai conteggiati nei bilanci statali. «Un'altra battaglia – aggiunge Capuzzi – deve essere condotta per avere certezze giuridiche ed economiche, perché non si può lavorare sempre e solo con spot e promesse, ma occorrono anche strumenti concreti per aiutare il lavoro dei centri antiviolenza e delle amministrazione locali».

Il prossimo maggio si concluderà il progetto “Non una di più”, con cui l'associazione pisana è riuscita ad accogliere tante donne. «Se non troveremo altri finanziamenti – dicono le promotrice del progetto – non sappiamo se riusciremo a mantenere gli stessi servizi». «Sono attività – conclude Chiofalo – che necessitano di competenze e preparazione ben precise. Il lavoro di prevenzione deve però continuare anche sul piano dell'educazione per la diffusione di una buona cultura delle differenze di genere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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