La manifestazione
«Vidi Roberta con un uomo a Cannes»
È un cuoco italiano l’ultimo teste del caso Ragusa: ci ho parlato alcuni minuti, ma quando l’ho riconosciuta se ne è andata
PISA. Nel pallottoliere delle testimonianze sul caso Ragusa, la difesa di Antonio Logli mette a segno un punto nella partita a risiko con la Procura che dura da quasi due anni.
Arrivano da Cannes le ultime dichiarazioni a favore del marito della donna scomparsa nel gennaio 2012.
L’incontro. «L'ho incontrata qui a Cannes nel maggio 2012 e ho perfino parlato con lei. Era in compagnia di un uomo, ma quando le dissi che l'avevo riconosciuta lei si è allontanata».
Il cuoco. A parlare con gli investigatori è un italiano, quarantenne, residente in Francia, che lavora come cuoco in un ristorante di Cannes. Si chiama Pasquale Davi, e nel programma “Linea Gialla” in onda stasera su La7 dicea proposito di Roberta: «Parlava toscano."Sono dei dintorni di Pisa” mi ha detto la donna. Non era da sola. C'era un uomo con lei, un uomo di cinquant'anni, brizzolato Io le ho chiesto: "signora, lei è Roberta Ragusa?" Lei non ha risposto. Mi ha solo sorriso. Lui si è irrigidito e ha detto "scheibe", letteralmente "merda" in tedesco. Avrà pensato ti hanno riconosciuto. L'ha detto in tedesco, ma era italiano».
La difesa. L'uomo è stato sentito dall’avvocato Roberto Cavani che ha videoregistrato la testimonianza nell'ambito delle indagini difensive. Anche i carabinieri hanno verbalizzato il racconto del cuoco che ha riferito di aver segnalato l’avvistamento già nel 2012, ma di non aver ricevuto alcun riscontro.
L’incontro con Roberta Ragusa sarebbe avvenuto il 17 maggio 2012. Lui aveva finito il suo turno di lavoro e ha notato la donna, con un compagno, mentre osservava la locandina del menu affissa all'esterno del locale. Si è avvicinato e ha parlato per qualche minuto con la presunta Roberta. Quando le ha detto di averla riconosciuta per averla vista in foto in alcune trasmissioni televisive italiane, la donna si sarebbe allontanata in fretta.
Nel mese di ottobre il cuoco decide di mettersi in contatto con Antonio Logli. Cerca un contatto su Internet e lo trova rintracciando il numero di telefono dell’autoscuola Futura. Parla con Logli e gli racconta dell’incontro con quella che lui ritiene essere la moglie sparita. Logli a quel punto chiama il suo avvocato che parte per Cannes con i legali che assistono Valdemaro Logli e Sara Calzolaio.
«È una persona che si è fatta viva di sua spontanea volontà – spiega l’avvocato Cavani –. Da questo punto di vista è un teste, se possiamo dire, neutro dal momento che non conosce Logli, né frequenta Gello. Insomma è assolutamente estraneo alla vicenda e non ha motivo di orientare le sue dichiarazioni. Lo abbiamo sentito e lo stesso credo lo abbiano fatto gli investigatori».
Gli inquirenti. La Procura conferma il nuovo ingresso nel novero dei testi sulla scomparsa dell’imprenditrice di Gello. Sulla qualità del racconto nessuno si sbilancia in attesa di verifiche che, se dovessero andare a buon fine, ribalterebbero il corso di un’inchiesta che finora ha impegnato gli inquirenti nella ricerca di sostanza alle accuse contro Logli, indagato per omicidio e occultamento di cadavere.
Tesi che peraltro, secondo la difesa di Logli, sarebbe compatibile con le testimonianze già rese da due dipendenti di una paninoteca in via Contessa Matilde, che dissero di avere visto una donna molto somigliante a lei a Pisa la notte della sua scomparsa, e dal vigile del fuoco Filippo Campisi che invece ha detto di recente di avere visto, tra le 00,30 e le 1, nel gennaio 2012 una donna in vestaglia salire su un vecchio Nissan Patrol color crema parcheggiato fuori dalla casa di famiglia in via Dini a Gello.
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