Il Tirreno

Pisa

La grande truffa degli incidenti fasulli

di Pietro Barghigiani
La grande truffa degli incidenti fasulli

Pisa: tra le 43 persone che rischiano il processo ci sono i titolari di una carrozzeria, un medico legale e quattro poliziotti

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PISA. Incidenti veri, ma aggravati. Oppure inesistenti e concordati a tavolino. Al di là della natura del sinistro l’obiettivo finale era uno solo: spillare soldi alle assicurazioni gonfiando le richieste danni. È l’accusa alla base della richiesta di rinvio a giudizio presentata dal sostituto procuratore Paola Rizzo per 43 persone. Il 22 gennaio il gup inizierà la camera di consiglio che non si concluderà in tempi brevi. Sono previste richieste di riti alternativi, tra patteggiamento e abbreviato, oltre alla discussione sulle posizioni di chi vuole affrontare il dibattimento. Saranno necessarie più udienze.

Per sette indagati, tra i quali tre poliziotti della stradale, un medico legale, il titolare di una ditta di trasporti e i proprietari di una carrozzeria, la Procura ipotizza il reato di associazione a delinquere finalizzato a truffare in modo sistematico le compagnie assicuratrici simulando incidenti stradali.

Gli altri 36 indagati, tra i quali un quarto agente della polizia stradale pisana, sono conducenti e passeggeri di auto coinvolte nei sinistri veri o presunti finiti al centro dell’inchiesta. Per loro l’accusa è di truffa e falso per aver beneficiato dei raggiri intascando soldi dopo essersi prestati a figurare come parti lese che reclamavano i risarcimenti per i danni ai mezzi o le lesioni personali dovute agli urti tra auto, moto e camion. Qualcuno, però, sostiene di essere parte lesa perché i rimborsi sarebbero avvenuti a sua insaputa grazie alle richieste presentate alle compagnie con firme false.

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