Trasporti
Aids, il virus non è imbattibile
Il dottor Menichetti: «Ma l’infezione continua a diffondersi tra gli eterosessuali»
PISA. Da una nuova generazione di anticorpi monoclonali potrebbe arrivare, in un futuro non lontano, la definitiva sconfitta del virus Hiv. Autorevoli riviste scientifiche hanno recentemente pubblicato la notizia sulla capacità di alcuni pazienti di produrre, anche in fase avanzata della malattia, anticorpi Hiv in grado di neutralizzare il virus e di favorire l'eliminazione delle cellule già infettate.
Nell'ultimo ventennio le cure per l'Aids hanno registrato i maggiori risultati in termini di sopravvivenza rispetto alle patologie oncologiche, cardiovascolari e neurologiche. La prospettiva aperta dalla ricerca americana, ancora in fase sperimentale, potrebbe condurre alla definitiva eradicazione del virus. Le attuali terapie antiretrovirali , che hanno permesso il controllo della malattia, trasformandola da letale (90% dei casi nei primi anni ottanta, 10% attuali) a cronica, funzionano solo su cellule sane. L'abbinamento tra le due terapie, quella classica e quella biologica, può portare ad una terapia combinata e rilanciare le ricerche sul vaccino che da solo non sembra aver sortito i risultati auspicati.
A fare il punto sulla sindrome da immunodeficienza acquisita è stato il dottor Francesco Menichetti, direttore dell'Unità Operativa di Malattie Infettive dell'Aoup, in occasione dell'8ª edizione del corso avanzato di Terapia Antibiotica.
«Ai suoi esordi negli anni '80, l'infezione era diffusa tra tossicodipendenti e comunità omosessuali – ha ricordato Menichetti –. Oggi, sebbene siano migliorate longevità e qualità della vita dei pazienti, l'infezione continua a diffondersi in maniera costante, colpendo fasce di popolazione diverse, gli eterosessuali».
La causa primaria del contagio è infatti riconosciuta (86%) nei rapporti sessuali non protetti. «La trasmissione è silente tra gli eterosessuali con rapporti promiscui – spiega Menichetti– di età media, o addirittura appartenenti alla terza età, grazie al nuovo impulso a una vita sessualmente attiva prodotto da alcuni farmaci in commercio. Tutte queste persone scoprono la loro sieropositività quasi sempre in fase avanzata di malattia, agendo da untori verso i propri familiari».
Doveroso tornare ad alzare il livello di guardia, inspiegabilmente calato negli ultimi anni, a fronte di una spesa sanitaria ingente. In Italia si spendono 1 miliardo e 600 milioni di euro per le cure globali, di cui 600 milioni sono per farmaci antiretrovirali. A Pisa vengono seguiti circa 1000 pazienti, per i quali si spendono circa 7 milioni e mezzo di euro l'anno. I sieropositivi in Toscana sono 5000, in Italia se ne contano 120.000. «Una campagna di prevenzione efficace – indica Menichetti – passa attraverso l'offerta di test gratuiti ed anonimi a tutta la popolazione sessualmente attiva che abbia intrattenuto relazioni con partner diversi e attraverso il coinvolgimento dei medici di base ed i pronto soccorso. L'esito sarà quello di riconoscere in tempo i portatori, rallentando il corso della malattia, inibendo la possibilità di nuovi contagi, gravando meno sul servizio sanitario nazionale».
Renata Viola
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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