Sicurezza
Storia di Mario, da impresario alla Caritas
Con moglie e tre bimbi vive in una casa occupata sfondando la porta. Appello del consigliere Petrucci
PISA. Due genitori senza lavoro con tre figli piccoli. Ma soprattutto una scadenza che incombe su una famiglia dall’esistenza travagliata: il 2 dicembre dovranno lasciare l’appartamento in cui vivono in via Puglia 10.
Lo sanno bene che in quella casa sono entrati violando la legge. Sei mesi fa hanno sfondato e si sono sistemati nell’alloggio popolare. «Ero consapevole a cosa andavo incontro, ma ho pensato ai miei figli» sospira Mario Agricola, retrocesso, a causa della crisi, dal ruolo di imprenditore edile a quello di un 50enne costretto a fare lavoretti e presentarsi alla Caritas per i pacchi alimentari. «Confesso che ho provato anche a suicidarmi – confida incontrando i giornalisti – Lo so, sarebbe stato un gesto da egoista. Per fortuna mia moglie mi fermò che avevo un piede fuori dalla finestra. Ora, però, voglio combattere».
Del caso si sta occupando il capogruppo di Noi Adesso Pisa, Diego Petrucci: «A Mario e Maria Grazia nessuno concederà una abitazione in affitto, poiché non hanno un lavoro stabile, né parenti che prestino garanzie. Non possono partecipare ai bandi per gli alloggi popolari finché continueranno ad occupare senza titolo un alloggio del Comune. Per poter essere assistiti in un percorso di aiuto, infatti, il Comune chiede loro di rilasciare tale abitazione, ma per andare dove con tre bambini piccoli uno dei quali in condizioni di salute non buone?»
Il Tribunale ha imposto alla famiglia di lasciare l’alloggio entro il 2 dicembre. Aggiunge Petrucci: «Sono stato a trovare questa famiglia e ho potuto riscontrare la dignità con la quale vivono il proprio stato di bisogno. Vorrei portare anche l'assessore al Sociale, Sandra Capuzzi perché si possa rendere conto di persona». Il capogruppo lancia anche un appello per raccogliere soldi con cui comprare una stufa da donare alla famiglia. Agricola ci tiene a sottolineare che ha chiuso l’attività senza debiti. «Casomai dovrei avere» dice l’ex impresario edile. Lui e la moglie vivono alla giornata. Ingaggi occasionali nell’edilizia per Mario, occupazioni saltuarie nelle pulizie per Maria Grazia. «Aver sfondato un alloggio comunale non mi dà diritti per partecipare ai bandi per l’assegnazione delle case – riflette a voce alta il padre di famiglia con tre bimbi di 3, 4 e 9 anni–. Sia io che mia moglie abbiamo ricevuto solo rifiuti. I miei figli mi danno la forza di andare avanti. La più grande ora si deve ricoverare. Finora mi sono adattato a fare di tutto. Non ho mai commesso reati. Ma non so fino a quando resisterò».
Pietro Barghigiani
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