Il dolore
Capitali stranieri e manager francese per i nuovi Cantieri
Oltre ai cinesi sono in cordata anche investitori transalpini Intesa con la “Monaco Marine” per la Baglietto di Varazze
PISA. Una società costituita di recente in Italia con capitali stranieri e guidata, come capofila nelle trattative, da un manager francese.
È un identikit sintetico, e a tutt’oggi incompleto, del soggetto che si è fatto avanti per rilevare i Cantieri di Pisa.
Alla compagine cinese va aggiunta anche quella transalpina, stando ai rumors che filtrano con estrema riservatezza.
Il ragionier Federico Galantini è il liquidatore del gruppo Baglietto e l’amministratore unico dei Cantieri. Spiega misurando le parole: «Il gruppo è internazionale, ma non so chi c’è dietro. L’offerta è stata presentata da una società di diritto italiano costituita ad hoc per fare questa operazione. Ci sono capitali cinesi, francesi e di altri investitori. Il capofila è un francese. Per adesso è un’intenzione, va valutato il piano industriale».
Sui tempi l’amministratore non fornisce date ufficiali.
«Entro l’anno – risponde –. Stiamo andando avanti, come ha detto Francecse (segretario provinciale della Cgil, ndr), con la cooperativa e la continuità aziendale. Da parte mia c’è sempre la disponibilità a trattare in presenza di un interlocutore serio che vuole rilevare».
Dalle macerie dell’era Camuzzi, dei tre cantieri targati Baglietto quello di La Spezia è stato acquisito dal gruppo Gavio. Nei giorni scorsi è andato in porto, per usare una metafora nautica, anche l’operazione di Varazze. Capannoni e concessione demaniale tornano alla Baglietto Snc, in liquidazione da tre anni. Al fianco della "Baglietto" c'è il colosso francese del refitting "Monaco Marine", con il quale Galantini avrebbe raggiunto un accordo di "supporto tecnico", che non esclude la futura possibilità di acquisizione, e soprattutto l'immediata ripresa produttiva. Azimut del gruppo che fa capo a Paolo Vitelli, a questo punto, esce clamorosamente di scena. Per chiudere il risiko di un sistema finito sul mercato, sotto forma di spezzatino, mancano solo i Cantieri di Pisa.
Un nome era circolato negli ultimi tempi come possibile acquirente. Quello della Sundiro Holding, società quotata alla Borsa di Shenzen che produce in Cina motocicli su licenza di Honda, che di recente è entrata nel capitale della Sanlorenzo di Viareggio.
Galantini è definitivo: «Questi cinesi non c’entrano niente con i Cantieri».
Le speranze non mancano per i 42 dipendenti della storica azienda, da oltre trenta mesi in assemblea permanente dentro la fabbrica e da tre anni prima in cassa integrazione straordinaria e poi in deroga.
Gianfranco Francese (Cgil) nei giorni scorsi ha chiarito che «Baglietto può sempre decidere se affidarsi alla cooperativa dei lavoratori o accettare l'offerta di un altro gruppo. Vediamo prima il piano industriale».
Dopo la firma dell'accordo con Galantini per ripartire con la produzione e la conclusione delle tre barche semilavorate sarà anche chiesto a Regione, Comune e Provincia di convocare il tavolo istituzionale per la crisi dei Cantieri di Pisa.
L'obiettivo, sottolinea il sindacato, «è che venga ribadito l'impegno delle parti e delle istituzioni per il mantenimento dell'occupazione e il rilancio delle attività produttive, attraverso tutte le azioni necessarie al raggiungimento dei due fondamentali obiettivi».
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