Finanza
Un assedio pacifista tra abbracci e sorrisi
Canti e balli davanti all’ex Colorificio sgomberato. Qualche spinta con le forze dell’ordine e la “conquista” del muro esterno
PISA. L’arma della parola, condita da musica e balli, per dare forza alle proprie idee. Qualche “abbraccio” a poliziotti e carabinieri, schierati in assetto antisommossa, trasformato in spinte per raggiungere il perimetro dell’ex Colorificio. Missione riuscita intorno alle 17,30 con tre manifestanti in piedi a presidiare, all’esterno, in modo simbolico la fabbrica occupata per un anno e dalla quale il Municipio dei Beni Comuni è stato sgomberato nelle scorse settimane.
Hanno sfilato in circa duemila, da piazza Garibaldi, lungo il centro e fino a via Montelungo, per ribadire il concetto che una proprietà privata, se inutilizzata, deve diventare di uso collettivo. Lo hanno messo in pratica con l’ex Colorificio, ma il Tribunale ha accolto il ricorso della proprietà. Loro, gli attivisti del Municipio dei Beni Comuni, non si arrendono. Non ci sono riusciti ieri, ma tenteranno di nuovo di rientrare in quei capannoni che dall’ottobre 2012 hanno ospitato esperienze e attività trasversali, dal sociale alla cultura, dall’artigianato al tempo libero.
Un serpentone multicolore ha animato il centro storico richiamando l’attenzione dei turisti, soprattutto in piazza dei Miracoli. Saltimbanchi e giocolieri alla testa della sfilata, volti dipinti, sorrisi e allegria in marcia. Francesco Auletta, capogruppo di “Una Città in Comune”-Prc, a dettare ritmi e azioni dei manifestanti che hanno trovato decine di agenti e carabinieri con caschi e mimetiche a fare da cordone militare tra il viale delle Cascine e gli accessi all’ex Colorificio. Per un paio d’ore la contestazione ha avuto i suoni dei tamburi e le esibizioni di danze in strada a pochi metri dalle forze dell’ordine.
A scandire la protesta cori e slogan liberatori “La gente come non molla mai”, “Occupiamo quando ci pare” con intonazioni di “Bella ciao”.
Due schieramenti si sono fronteggiati senza alcun cedimento alla violenza. Anzi, si sono visti i gesti di un pacifismo da “peace and love” con i militanti che hanno attaccato adesivi sui caschi e le mimetiche dei poliziotti con la scritta “Riapriamo l’ex Colorificio”. Più volte agenti e militari sono stati abbracciati e per alcuni minuti, faccia a faccia con i manifestanti, si sono dovuti sorbire in silenzio letture di articoli della Costituzione, libri e poesie. Per qualche secondo, all’ennesimo “abbraccio” un po’ troppo spinto verso il muro di cinta, qualche manganello si è levato in cielo innescando le urla “Vergogna, vergogna”. Nulla di più. Alla fine tre dimostranti, con a fianco il capo della Digos a controllare che poi saltassero dalla parte giusta, sono riusciti a occupare una porzione dell’ex stabilimento, il muretto perimetrale. È stato acceso un fumogeno verde. Poco dopo le 17,30 il corteo è ripartito per fare tappa davanti al Comune. È solo l’inizio.
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