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Pisa

«Quello spazio torni a essere pubblico»

«Quello spazio torni a essere pubblico»

Le voci dei sostenitori della manifestazione per occupare di nuovo lo stabilimento dismesso

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PISA. Duemila sguardi che si incrociano, decine di esperienze che si intersecano, un solo denominatore che li unisce: la lotta per l'affermazione dei beni comuni. Il corteo convocato dal “Municipio dei beni comuni” ha visto la partecipazione di decine di associazioni, movimenti, collettivi e partiti politici arrivati da tutta la Toscana, da Roma, dalle Marche, dalla Liguria e dalla Lombardia.

«La gigantesca presenza dei movimenti nazionali – dice Danilo Soscia del “Municipio” - è la prova concreta che Pisa si candida ad essere una città nevralgica nella lotta per i beni comuni». Al corteo, tra gli altri, erano presenti anche Sandro Medici, giornalista e candidato alle scorse amministrative di Roma, Giovanni Russo Spena, ex parlamentare di Rifondazione comunista, Francuccio Gesuladi, saggista e fondatore del Centro nuovo modello di sviluppo di Vecchiano, e il prete di “frontiera” don Alessandro Santoro. Tra i partiti presenti Rifondazione comunista, la lista civica Una città in comune e Sel, che ha aderito all'appello del “Municipio” sfilando con i rappresentanti locali, regionali e nazionali. «È importante manifestare per gli spazi sociali – sottolinea Marco Furfaro, della segreteria nazionale di Sel – per affermare un'altra idea di aggregazione e socialità. Abbiamo lavorato al caso dell'ex Colorificio cercando di aprire un percorso con il Comune affinché la riappropriazione degli spazi sociali sia un fatto concreto». «Un fiume in piena», come definiscono il corteo di ieri i manifestanti, che lega la manifestazione di Pisa agli altri tre cortei nazionali che si sono svolti ieri a Napoli, contro il biocidio, in Val Susa contro il Tav e a Gradisca d'Isonzo contro i centri di identificazione ed espulsione (Cie). «Una giornata importante per il Paese – dice Federico Oliveri, coordinatore cittadino del Prc - che da nord a sud ha visto sfilare centinaia di migliaia di persone che lottano per la difesa dei beni comuni, la democrazia e la riappropriazione degli spazi sociali. E a Pisa la collettività ha deciso che l'ex Colorificio deve ritornare ad essere uno spazio pubblico». Una vicenda, quella dell'ex Colorificio, che da locale ha assunto una valenza nazionale. «Situazione esemplare di una contraddizione nazionale – sottolinea Medici -: se occupare spazi abbandonati per rimetterli a servizio della comunità è illegale, perché è legale tenere abbandonati milioni di metri quadri in tutte le città? A Pisa è da registrare, però, un errore politico dell'amministrazione. Spero che gli amministratori locali capiscano che è giunto il momento di aprirsi a queste esperienze, anche perché ci sono gli strumenti giuridici per farlo». «È la Costituzione – aggiunge don Santoro – a dire che la proprietà privata ha un senso se ha una funzione sociale. Sono accanto al “Municipio” perché sto con il popolo dei non sottomessi, che cerca di costruire delle “storie altre” perché non è più possibile un mondo dove le persone non riescono ad affermarsi».

«La massiccia partecipazione è un segnale chiaro di democrazia – conclude Giuseppe Marcocci del “Municipio” - ma anche il segno che in città c'è un “problema” che l'amministrazione non può continuare ad ignorare».

Danilo Renzullo

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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