La manifestazione
Pena confermata a Baroncini: 16 anni
La Cassazione non ha accolto le richieste della madre di Vanessa che chiedeva più severità senza le attenuanti
GALLICANO. Sedici anni. La Corte di Cassazione, nella tardissima serata di ieri, ha confermato la pena a sedici anni di carcere per Simone Baroncini, il 39enne operaio pisano che, nella notte fra il 7 e l’8 dicembre del 2009, strangolò Vanessa Simonini, ventenne di Gallicano, sul greto del fiume Serchio, rea solamente di aver respinto le avances di quello che per lei era e doveva rimanere soltanto un amico.
I giudici del “Palazzaccio”, dunque, non hanno accolto la richiesta avanzata a gran voce dalla mamma di Vanessa, Maria Grazia Forli (tutelata nel procedimento dall’avvocato Tiziana Bertani), di rivedere la concessione delle attenuanti all’omicida, riaprendo così le porte a una pena più dura.
Che sarebbe andata così lo si era capito nel pomeriggio, quando sia la procura generale che i difensori di Baroncini avevano chiesto la conferma della sentenza di appello.
Solo l’avvocato Bertani aveva insistito a favore del rinvio per rideterminare la pena e per il mantenimento del risarcimento per la parte civile (che prevede il pagamento di 300mila euro a ognuno dei genitori, e di 130mila euro a ognuna delle sorelle).
La giustizia e la matematica. Proprio sul calcolo della pena, sul bilanciamento - o meno - fra attenuanti e aggravanti si è giocata non solo l’udienza di ieri, ma anche la storia, dolorosa e straziante, dell’ultimo anno abbondante.
Da quel luglio del 2012 che vide i giudici di appello di Firenze considerare diversamente la posizione di Baroncini rispetto a quanto deciso a febbraio 2011 dal giudice dell’udienza preliminare, Alessandro Dal Torrione.
Quest’ultimo, infatti, dopo aver giudicato Simone Baroncini capace di intendere e di volere, sulla base di una consulenza, l’aveva condannato a 30 anni di reclusione considerando l’omicidio volontario (e non preterintenzionale), escludendo le attenuanti e contestando, anzi, l’aggravante dei futili motivi.
Solo l’abbattimento di un terzo della pena per il rito abbreviato aveva consentito a Simone Baroncini di evitare l’ergastolo.
In appello, invece, all’operaio pisano erano state riconosciute le attenuanti generiche (per il fatto di essere incensurato e di aver subito collaborato) facendo così scendere la pena base a 24 anni.
La pena era stata ridotta poi ulteriormente a 16 anni in virtù del rito abbreviato.
I progetti e l’impegno. Una beffa drammatica, per i parenti di Vanessa e per i tanti suoi amici.
Parenti e amici che, dal 2009 ad oggi, non si sono mai stancati di onorare la memoria di questa giovane (che per la sua mamma «avrà sempre solo vent’anni»).
Riuscendo a trasformare una tragedia in uno straordinario catalizzatore di energie,di idee e di progetti.
Perché l’assurdo omicidio di Vanessa, avvenuto in un tempo nel quale ancora non si parlava di “femminicidio”, ha scatenato una reazione non (solo) di rabbia, ma proiettata ad azioni concrete: come il recupero dei parchi giochi ad opera dei suoi amici cominciando, simbolicamente, da quello di Sant’Andrea, lo stesso dove mamma Maria Grazia portava la piccola Vanessa a giocare.
Oppure il centro “Non ti scordar di me” che offre gratuitamente un sostegno a tutte le donne che subiscono violenze e maltrattamenti.
Il ricordo di Vanessa è destinato comunque a non spegnersi: come non si spegneranno, anzi brilleranno più forti che mai le luci della fiaccolata che, il prossimo 7 dicembre, la ricorderà a quattro anni dalla morte.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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