Italia
Capitale della cultura, Pisa bocciata
Tra le sei finaliste entra Siena sostenuta dalla Regione. Il sindaco: ora pronti a fare squadra con la città del Palio
PISA. Il derby lo ha vinto Siena. La città del Palio è tra le finaliste. Pisa no. Verdetto amaro nella corsa a capitale europea della cultura 2019. Amaro, ma non del tutto inatteso. Pisa sotto sotto ci sperava. Sapeva però che non sarebbe stato facile. Un campanello d’allarme aveva suonato sin dall’audizione di mercoledì al ministero dei Beni culturali. La commissione aveva domandato: ma come sono i rapporti con la Regione? Il riferimento, più che evidente, era alle polemiche con il governatore Enrico Rossi. Al quale non era andato giù che Pisa si fosse candidata quando la Regione già aveva espresso preferenza, e appoggio, per Siena, città alle prese con situazioni difficili, a cominciare da quella del Monte dei Paschi (la candidatura è «un forte segnale di rinascita», scrive il Comune senese in una nota). Rossi aveva usato espressioni dure nei confronti di Pisa. Poi si era proposto anche Grosseto. Sta di fatto che Siena (e Rossi) hanno avuto la meglio. Le altre città che hanno passato la prima fase e vanno in finale sono Cagliari, Lecce, Matera, Perugia-Assisi, Ravenna. Una curiosità: sia Matera che Perugia avevano avuto l’audizione al ministero nello stesso giorno di Pisa.
Rimpianti e polemiche. Ripensando a tutta questa vicenda emerge più di un rimpianto, visto che il progetto presentato da Pisa era (è) interessante. La stessa commissione che l’ha bocciato aveva fatto capire l’altro giorno di averlo apprezzato, soprattutto perché diversi delle iniziative comprese nel dossier di ottanta pagine sono già avviate e finanziati, almeno in parte. Pisa aveva puntato sul tema della navigazione, collegando i fasti dell’antica Repubblica Marinara alla moderna navigazione sul web, la rete telematica. A spiccare, tra le iniziative, il Museo delle antiche navi e la ricostruzione tridimensionale della storia di Piazza dei Miracoli. All’audizione era stata schierata una squadra di vari personaggi cittadini, di più settori, per convincere la giuria. Sempre alla voce rimpianti, Pisa può riflettere sul fatto di aver presentato la candidatura troppo tardi. Lo avesse fatto prima avrebbe potuto chiedere alla Regione di essere trattata alla pari di Siena. Se non altro di avere le stesse opportunità. La candidatura è stata invece decisa solo nel consiglio comunale del dicembre 2012, in seguito a una mozione urgente con primo firmatario il consigliere Riccardo Buscemi (Pdl). Il tentativo di rincorsa non è stato però sufficiente. E Giovanni Garzella, consigliere del Pdl, attacca: «Per la cultura la maggioranza ha fallito. Nella Prima Repubblica l’assessore si sarebbe dimesso. Subito un consiglio comunale».
Alternative. E ora? Il Comune (capofila di un progetto che aveva impegnato tante realtà cittadine) aveva messo le mani avanti, spiegando che comunque quel dossier resta valido e costituisce una sorta di piano regolatore della cultura per i prossimi anni. C’è poi da sperare che non rimanga un annuncio vuoto quello del ministero di includere i migliori progetti presentati in una “lista di preferenze”, dove assegnare finanziamenti quando saranno disponibili. Ultima chance: possibile un’alleanza con Siena? Il sindaco Filippeschi ha telefonato al collega senese Bruno Valentini facendogli i complimenti e dichiarando «l’intenzione di Pisa a collaborare per fare gioco di squadra a favore della Toscana». Pisa bussa: è da vedere se Siena e Firenze (Regione) apriranno la porta.
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