Lutto
Caso Ragusa, i veggenti non si stancano
Segnalazioni sempre più strampalate. Avvocato scrive dagli Usa: il corpo è al Testaccio a Roma
PISA. È un circo che non si ferma e recluta ogni giorno i personaggi più strampalati. Il caso Ragusa, a distanza di 22 mesi dalla sparizione della donna, continua a calamitare l’attenzione di quel mondo variopinto popolato da veggenti e dietrologi dalla fantasia più imprevedibile che, se non ci fosse di mezzo una quasi certa vittima, farebbe anche sorridere.
L’ultima sparata arriva dagli Stati Uniti. Un avvocato ha scritto una lettera indirizzata al procuratore capo, Ugo Adinolfi, nella quale sostiene che il corpo dell’imprenditrice di Gello, scomparsa nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012, si troverebbe al Testaccio, popolare quartiere di Roma. Carta straccia buona per accendere il caminetto.
Ma non è l’unica missiva spedita agli uffici giudiziari. Almeno cinque o sei lettere, non tutte anonime, né pensate da ballisti di prima categoria, sono arrivate in questi giorni.
Chi indica pozzi artesiani, chi una villa abbandonata. Tutti si dicono sicuri di conoscere il luogo in cui si trovano i resti di Roberta Ragusa. Nessuno, però, ha trovato soddisfazione nell’esito delle ricerche che non sono mai cessate.
Oltre a usare il georadar, gli investigatori hanno controllato anche le fosse biologiche di casa Logli e delle abitazioni circostanti. Niente di niente.
Senza il corpo la Procura è orientata a chiedere l’archiviazione per il marito della donna, Antonio Logli, indagato dall’8 febbraio 2012 per omicidio volontario, vilipendio e occultamento di cadavere.
C’è tempo fino alla prima settimana di maggio per prendere una decisione su un’indagine che può contare sulla testimonianza di Loris Gozi, già cristallizzata con l’incidente probatorio, e su quella di Filippo Campisi, vigile del fuoco che sostiene di aver visto la Ragusa uscire di casa la notte della sparizione e salire su un Nissan Patrol.
«Sentii un urlo di donna» ha riferito il vigile al programma “Linea Gialla” su La7 ricordando i momenti in cui, in auto, si trovava all’incrocio tra via Dini e via Gigli.
Sicuri dell’allontanamento volontario sono Antonio e il padre Valdemaro Logli, insieme a Sara Calzolaio, nuova compagna del marito di Roberta. Senza il corpo dell’imprenditrice sull’inchiesta rischia di calare l’oblio.(p.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
