Sicurezza
Una mostra per ricordare il disastro del Vajont
Tredici pannelli che illustrano i rilevamenti effettuati da Edoardo Semenza al quale venne affidato l'incarico di realizzare il modello geologico di tutta l'area, a partire dal 1959
PISA. Furono oltre mille e novecento i morti nel disastro del Vajont , il 9 ottobre del 1963, molti dei quali mai recuperati. In dodici minuti i paesi di Longarone, Erto, Casso, Castellavazzo, Codissago e Pirago vennero spazzati via. In un documento del 2008, l'Onu classificò quello del Vajont come il peggior esempio di gestione del territorio e dell'ambiente.
Pisa ricorda le vittime della tragedia, nel 50° anniversario, con una mostra e una serie di iniziative presso il Dipartimento di Scienze della Terra, in via Santa Maria. “La storia del Vajont, la conoscenza della frana attraverso le foto di Edoardo Semenza” è un'esposizione itinerante che ha già toccato molte sedi universitarie e museali italiane.
Aperta fino al 15 novembre, la mostra ricostruisce attraverso tredici pannelli che illustrano i rilevamenti effettuati da Edoardo Semenza, il primo geologo a cui venne affidato l'incarico di realizzare il modello geologico di tutta l'area, a partire dal 1959.
Figlio del progettista della diga, Semenza allora trentatreenne, presentò un rigoroso lavoro alla società costruttrice del bacino e fu anche tra i primi a scoprire l'esistenza di una frana, quando ancora era possibile intervenire per evitare il disastro.
La mostra, organizzata dall'Associazione Italiana di Geologia Applicata e dal Consiglio nazionale dei Geologi, mira a sensibilizzare studenti e società civile sull'importanza della conoscenza del territorio.
Due importanti approfondimenti sono previsti giovedì 14 alle 15, con una proiezione relativa alla frana, e venerdì 15 alle 11, con la conferenza della professoressa Monica Ghirotti dell'Università di Bologna, allieva di Edoardo Semenza.
L'evento è stato presentato dal direttore del dipartimento Michele Marroni, dal professor Alberto Puccinelli e dai ricercatori Giacomo D'Amato e Roberto Giannecchini. Ad oggi l'Italia non riesce a reperire risorse sufficienti per le emergenze e per elaborare un piano di prevenzione adeguato.
«I 180 milioni in tre anni , di cui 30 nel 2014, previsti nel recente disegno di legge di Stabilità sono una cifra assolutamente ridicola a fronte di danni accertati di un miliardo di euro all'anno per i disastri avvenuti dal 1951 al 2009 - denuncia Marroni - Per far fronte all'urgenza sono già stati stanziati 1,4 miliardi di euro per progetti immedietamente cantierabili e che darebbero un po' di respiro all'occupazione. Ma non vengono spesi a causa di lungaggini burocratiche. Nessun fondo è ancora destinato alla prevenzione».
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