Il Tirreno

Pisa

È ancora un Arno navigabile a metà

di Francesco Loi
È ancora un Arno navigabile a metà

Un vecchio decreto esclude il tratto da Porta a Mare alla foce, ma la Regione sta cambiando la classificazione

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PISA. C’è già il battello turistico che porta i crocieristi da Tombolo alla darsena pisana, con la prospettiva di arrivare in centro città risalendo l’Arno. Ci sarà la “metropolitana d’acqua”, un battello tipo bus per i pendolari che collegherà Pisa e Cascina, ma poi la linea sarà estesa verso Boccadarno. Aprirà (probabilmente nel 2015) l’Incile, il tratto di canale che collegherà finalmente i Navicelli e l’Arno. Pisa sta riscoprendo e puntando sul suo fiume e il ribattezzato circuito delle acque è l’obiettivo. Ma questo circuito, al di là delle opere da realizzare, a livello normativo è ancora dimezzato: l’Arno nel segmento da Porta a Mare alla foce è navigato, ma formalmente non navigabile. Come una pista spontanea nel deserto: si passa di lì, senza un gestore. Tutto infatti è ancora regolato da un regio decreto del 1917 che dovrà essere superato da nuova classificazione dell’Arno come via navigabile anche fino al mare. Dovrà essere il Priin (Piano regionale integrato infrastrutture e mobilità) a rendere ufficiale la svolta. La giunta regionale ha approvato il piano e «all’inizio del prossimo anno ci aspettiamo il via libera definitivo anche dal consiglio», è l’auspicio di Valter Picchi, assessore all’ambiente della Provincia: i suoi uffici hanno preparato il progetto allegato al Priin per rendere l’Arno pisano tutto navigabile.

La storia. Ma perché il tratto finale del fiume non è navigabile? La spiegazione storica è perché, commercialmente, non era ritenuto rilevante. «Era un luogo buono per i pescatori. Invece la linea d’interesse per le merci, una volta arrivata al Sostegno, ovvero al punto di innesto a Porta a Mare con i Navicelli, girava nel canale che conduceva al porto di Livorno», dice Antonio Conti, responsabile del servizio idraulica della Provincia. A Porta a Mare dunque c’era (e c’è ancora) il confine legale della navigabilità. L’altra spiegazione, come ricorda Conti, è che «la foce dell’Arno non era affidabile, il problema dell’insabbiamento si verificava anche allora e poi quando il mare è mosso lo sbocco è difficilmente praticabile». Deviare nel canale dei Navicelli, scavato nella seconda metà del Cinquecento durante il regno di Cosimo I de’ Medici, consentiva perciò di evitare le problematiche della foce.

Intrigo burocratico. Problematiche, queste, che circa un anno fa sono ricomparse per l’insabbiamento della foce. Questo tratto d’Arno dimenticato dalla legge fece riemergere un groviglio di competenze con il rischio che nessun ente intervenisse e si bloccasse l’attività diportistica proprio mentre muoveva i primi passi il porto di Boccadarno. In pratica è venuto fuori che Comune e Provincia potevano intervenire solo sul demanio idrico che si esaurisce nel punto di incontro tra Arno e canale Lamone, qualche decina di metri prima dello sbocco a mare; da quel punto in avanti si tratta di demanio marittimo, dunque statale. Un accordo con la Regione consentì di uscire dalle secche e ognuno dei tre enti ha messo qualche soldo per il dragaggio. La nuova classificazione dovrà offrire anche una via d’uscita da questo complesso intreccio di giurisdizioni (poi si tratterà di vedere a quale ente la Regione darà la competenza).

Come una strada. Ma cosa cambierà e cosa comporterà la navigabilità anche nel tratto finale dell’Arno? «Diventerà come una strada - dice Conti -. La gestione di una via d’acqua classificata navigabile comporta nè più nè meno gli stessi oneri e responsabilità riferiti alla viabilità su strada. Di primaria importanza è anche la loro manutenzione e ogni accorgimento utile per la sicurezza». La Provincia (ne parliamo a parte nel dettaglio) ha da tempo inoltrato alla Regione una serie di indicazioni che tengono insieme tutti questi aspetti. Costo stimato: 470mila euro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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