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Pisa

Campagna contro il canone Rai

Campagna contro il canone Rai

Per l’Aduc guidata da Gianfranco Mannini è possibile dare disdetta e vedere i canali tv sul computer

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PISA. «Sono anni che denunciamo quello che è un vero sopruso da parte della Rai nei confronti dei cittadini, e siamo convinti che la nuova campagna della nostra associazione sarà efficace». Così Gianfranco Mannini, referente pisano dell’Aduc, presenta l’iniziativa dell’associazione nazionale dei consumatori che ha sede a Firenze: “La tv guardala online e non paghi il canone Rai': campagna di disdetta dell'imposta/canone”.

Scrive l’Aduc: «Entro il prossimo 31 dicembre si può disdire, liberandosi del proprio apparecchio tv, l'imposta/canone che si paga per la detenzione dello stesso. L'imposta più odiata dagli italiani perché serve a pagare il servizio pubblico televisivo anche se non lo si vede mai, camuffando questa imposta sotto il nome di canone e/o abbonamento. Grazie alla banda larga, sempre più diffusa, si possono vedere tramite il proprio computer programmi televisivi da tutto il mondo, inclusi quelli della Rai, senza dover pagare l'imposta alla tv di Stato. Lo prevede la normativa modificata nel 2012 nonostante la Rai avesse per anni tentato di far pagare l'imposta anche ai possessori di un computer, tentativo che tutt'oggi alcuni degli accertatori che bussano alle porte dei contribuenti continuano ingannevolmente a perpetrare».

Secondo l’Aduc, «il pagamento di questa imposta, per come è configurato oggi il servizio pubblico Rai, costituisce una inaccettabile distorsione del mercato. La Rai, mettendo in onda programmi e servizi farciti di pubblicità e promozioni, abusa del suo ruolo a scapito delle altre emittenti private che non beneficiano dell'imposta/canone. Per questo, come già richiesto dagli italiani con un referendum ovviamente disatteso, la Rai dovrebbe essere privatizzata, libera da ogni finanziamento pubblico, per stare sul mercato al pari delle altre emittenti. Come ogni altra tv, potrà partecipare - se lo ritiene opportuno- ad una gara d'appalto per il servizio pubblico televisivo,sostenuto non da imposte sulla detenzione di apparecchi tv come oggi, ma dalla fiscalità generale. Si potrebbe così mettere fine ad un sistema di riscossione ad hoc del canone, che oltre ad essere ingiusto perché non progressivo, è inefficace e costoso. E soprattutto, si porrebbe fine così agli scandali su super com pensi e sprechi, abbeveratoi di vari partiti politici, di maggioranza e di opposizione».

Sul sito dell’associazione www.aduc.it è possibile scaricare i moduli per la disdetta. Il numero di Gianfranco Mannini, per chi desideri ulteriori informazioni sulla campagna dell’Aduc, è 327 324.56.92.

Quello che chiamiamo canone Rai è in realtà un'imposta sulla detenzione di «apparecchi atti o adattabili alla ricezione di radioaudizioni televisive nel territorio italiano». Secondo la normativa attuale, il canone Rai non va pagato per le radio (se collocate esclusivamente presso abitazioni private) e le autoradio (che non sono causa di soggezione alla norma; vengono infatti versate provvigioni a favore della Rai a compensazione del mancato introito).

Antonio Scuglia

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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