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Un ufficio comunale contro l’abusivismo

PISA. Abusivismo e contraffazione, piaghe del commercio e dell'imprenditoria. Un fenomeno che altera il mercato (anche a Pisa), mette a rischio il futuro di migliaia di aziende e vede la Toscana ai...

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PISA. Abusivismo e contraffazione, piaghe del commercio e dell'imprenditoria. Un fenomeno che altera il mercato (anche a Pisa), mette a rischio il futuro di migliaia di aziende e vede la Toscana ai vertici della produzione nazionale: seconda regione, dopo la Campania, per numero di prodotti illegali fabbricati. Tanto che per contrastare l'abusivismo, nelle prossime settimane il Comune, insieme alla Polizia municipale, aprirà un ufficio con un ruolo specifico di controllo sugli esercizi commerciali e sui regolamenti, mentre la Camera di Commercio, dal prossimo anno, avvierà una campagna di sensibilizzazione per diffondere la cultura della legalità ed informare su tutti gli aspetti negativi legati all'acquisto di merce contraffatta.

«Un virus, un cancro». Così definiscono l’abusivismo gli imprenditori e i commercianti rappresentanti di alcune categorie della Confcommercio di Pisa, che ieri sono intervenuti al dibattito organizzato nell'ambito di “Legalità mi piace”, la giornata di mobilitazione nazionale sulla legalità organizzata dall'associazione delle imprese.

Dopo un percorso che ha portato Confcommercio a sensibilizzare l'opinione pubblica con tre presidi in piazza (a Tirrenia, in piazza XX Settembre e al mercato di via Paparelli), ieri, istituzioni, imprenditori e commercianti si sono ritrovati alla Camera di Commercio per cercare di affrontare e trovare soluzioni concrete ad un fenomeno che conta, a livello nazionale, un giro di affari di 8,8 miliardi di euro all'anno. Pisa, anche se non risulta un centro di produzione o di smistamento delle merci contraffatte, non è immune dal fenomeno illegale. Nel 2012, il comando provinciale della Guardia di Finanza ha sequestrato oltre 700mila prodotti e denunciato 40 persone.

«Un fenomeno complesso, difficile da risolvere – dice il vice prefetto vicario Valerio Massimo Romeo, intervenuto al dibattito insieme al vice questore Santoro, Gianni Fedeli, tenente colonnello dei carabinieri, Domenico Giovannacci, capitano della Guardia di Finanza, l'assessore comunale David Gay e Giuliana Grison della Camera di Commercio -. Forse si è lavorato poco sulla prevenzione: bisogna far capire al cittadino che, acquistando un prodotto contraffatto, compie un reato, rovina l'economia del suo territorio ed alimenta la criminalità organizzata».

Lo scorso luglio, durante un controllo, la polizia, in un tombino di un parcheggio vicino Piazza dei Miracoli ha rinvenuto e sequestrato 400 orologi contraffatti. «Un episodio – dice Santoro – che ha fatto emergere ancora una volta l'importanza della prevenzione e dei controlli sul territorio». Ma la repressione non basta. «Serve una prevenzione di tipo culturale – aggiunge Fedeli -. Bisogna ripartire dall'educazione, con campagne di sensibilizzazione, perché spesso chi compra merce contraffatta non ha la percezione di compiere un reato».

«Una vera e propria battaglia per la legalità da combattere con l'impegno delle forze dell'ordine – spiega Giovannacci – ma anche con un consumo consapevole da parte degli acquirenti». Un problema, che secondo Gay «va affrontato chiudendo il rubinetto dell'illegalità».

«Dalla nostra provincia deve partire un segnale forte – conclude Federico Pieragnoli, direttore di Confcommercio Pisa -. Le regole ci sono, chiediamo che vengano applicate e rispettate per debellare il fenomeno della contraffazione e dell'abusivismo».

Danilo Renzullo

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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