Finanza
Giusto, ma non solo per i docenti
Prosperi: «Bisogna sbaraccare baronie, corporativismo e localismi»
PISA. Il professore Adriano Prosperi, 74 anni, è andato in pensione allo scoccare dei 70 nonostante avesse «diritto alla prosecuzione: ci si aspetta un esempio morale e credo vada dato, convinto della bontà dell’operazione». Infatti si diceva che «con lo stipendio di un ordinario anziano si sarebbero potuti pagare due ricercatori e sarebbe persino rimasto un po’ di denaro. Ma non è successo, la maggior parte dei fondi è finita in economia». Con l’autorità morale di chi si è messo da parte, può allora sollevare piccole critiche a un ragionamento che in generale condivide: «La questione è complicata, perché non solo i baroni finiscono tardi di lavorare», ma anche altre categorie. Allora perché «chiedere solo ai docenti di rinunciare?». Comprensione umana sembra esserci per i suoi colleghi che «hanno reagito, potendo, per difendere i propri diritti/privilegi». Ma rifarebbe la sua «scelta personale, perché è giusto lasciare posto ai giovani», tanto più che «si può continuare a insegnare; io stesso faccio seminari gratis: se uno ha cose da dire, trova sempre il modo di esprimersi». Insomma, «rimanere abbarbicati oltre il limite non ha senso e il patto generazionale va per aria». Però il problema più grosso dell’università è un altro: «Bisogna sbaraccare baronie, corporativismo e localismo, soprattutto quest’ultimo; c’è gente che si muove dalla Cina agli Usa e da noi un giovane è considerato estraneo se proviene da una diversa università italiana». Solo quando si sarà eliminato il vero male che affligge l’università, «un giovane potrà sperare di vincere contando sulle proprie qualità. Se oggi puntasse sul merito, probabilmente non si presenterebbe in Italia». È una condanna senza appello, quella di Prosperi, che rafforza in concetto con l’Istituto europeo di Fiesole, il quale – per dare informazioni e consigli ai propri studenti – sul suo sito ha descritto il meccanismo incrostato delle accademie nazionali. L’immagine finale è amara: «Nell’epoca dei jet supersonici noi andiamo come se fossimo ancora alle diligenze». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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