Proteste
«Basta con minacce e intimidazioni»
I dipendenti della Società della salute invocano un clima più sereno. Esposto dopo i “Prendocasa” nei locali di via Saragat
PISA. «Un appello per ristabilire un clima senza conflittualità eccessive, nell'interesse di tutti gli utenti, a partire dai più fragili».
Abbassare i toni. Per il bene di tutti e per riconquistare una serenità su un fronte delicato come quello del sociale e dell’emergenza abitativa che in questi giorni è stato un campo di battaglia. È una lettera firmata da 35 dipendenti della Società della salute il segnale di distensione che arriva dopo l’episodio, l’ennesimo, avvenuto mercoledì mattina nella sede di via Saragat.
Esposto in Procura. «Da parte di “Prendocasa” uso della violenza e intimidazione dei dipendenti» dichiara l’assessore al sociale e presidente della Società della salute, Sandra Capuzzi, mentre il Comune sottolinea che “Prendocasa è l'organizzazione politica protagonista, durante una assemblea pubblica sui progetti di edilizia popolare nel quartiere di Sant'Ermete, della distruzione di un plastico e del lancio di un microfono verso il tavolo dei relatori».
Il Comune annuncia di non essere più disposto a parlare «con chi usa prepotenza e violenza» , mentre la Società della salute presenterà un esposto sugli ultimi episodi avvenuti nella sede di via Saragat. Da parte loro gli attivisti sostengono di non aver assunto atteggiamenti violenti nei confronti dell’assessore o dei dipendenti Sds.
«Minacce e aggressioni». Il personale sa bene di lavorare in una trincea. Scrivono i 35 lavoratori: «Vicende politiche e sociali legate ai bisogni emergenti dei cittadini pisani fanno emergere una elevata tensione nel contesto cittadino. Nel corso degli ultimi mesi queste tensioni si sono manifestate in un crescendo di episodi di minacce e aggressioni, che oltre a manifestarsi nei confronti degli amministratori della città hanno interessato diversi operatori e servizi della Sds».
Tensione in sede. Negli scorsi giorni questa tensione si è di nuovo scaricata in sede, «influendo negativamente sul lavoro quotidiano e mettendo in particolari difficoltà alcuni colleghi» prosegue la nota.
«La situazione, oltre a preoccuparci come cittadini, ci interroga come lavoratori – riprendono i dipendenti –. Il lavoro sociale è un lavoro di frontiera, ed è sempre più complesso tentare di lavorare in modo equo con una situazione di forte riduzione delle risorse economiche e di organico, però è quanto mai necessario. L'equità richiede comprensione, valutazione e l'uso di regole condivise che se forzate possono forse risolvere una singola situazione, ma si riversano inevitabilmente su qualcuno di più fragile e meno rappresentato che non potrà usufruire di servizi».
L’appello si conclude sostenendo che, oltre ai diritti e ai bisogni delle persone, «venga tutelata la nostra possibilità di continuare a dare risposte ed erogare interventi in un contesto sicuro e non turbato da conflittualità eccessive, questo nell'interesse della comunità e delle persone che in questo momento sono più fragili».
Pietro Barghigiani
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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