Sicurezza
«Una perizia infinita e la biblioteca intanto va in malora»
Parla Chiara Frugoni, presidente degli Amici della Bup «Le scelte del rettore hanno finito per bloccare tutto»
PISA. Una perizia che non finisce mai. Una storica biblioteca che va in malora e rischia di essere smembrata. Seicentomila libri in abbandono, tra polvere, cemento, choc termici. Un edificio in disordine, i muri bucati per i carotaggi, come lo descrive chi ci è entrato. Trentacinque impiegati mal utilizzati e gli studenti che non hanno i libri. Sono solo alcuni dei problemi che emergono, se ci si addentra nella questione “Biblioteca della Sapienza”. Una questione spinosa che rischia di non risolversi in tempi brevi o di risolversi con conseguenze disastrose per tutti. La Biblioteca Universitaria di Pisa è statale, nonostante il nome. Aperta al pubblico dal 1742, contiene più di 600.000 volumi: 1389 manoscritti, 161 incunaboli, 7022 cinquecentine, 4357 periodici. Oltre a un fondo di 20.000 tesi dal 1868 alla prima metà del Novecento, fra cui quelle di Giovanni Gentile, Carlo Rubbia, Enrico Fermi e Carlo Azeglio Ciampi. Ha sede al secondo piano del Palazzo della Sapienza, un edificio del ‘500 che appartiene all’Università. Ma la gestione e la dotazione della Biblioteca sono del Ministero. Della querelle parliamo con Chiara Frugoni, presidente degli Amici della Biblioteca Universitaria e vicedirettrice della stessa per un ventennio.
Ci sono novità in proposito?
«La novità è un’ulteriore perizia fatta dagli ingegneri dell’Università con altri danni alle pareti dell’edificio proprio quando ci si aspettava la risposta della prima, che va avanti da un anno e mezzo. Molto strano, visto che i ministri Carrozza e Bray il 18 e 19 ottobre scorsi hanno assicurato che la perizia era conclusa. Il ministro Bray aveva assicurato che i libri sarebbero rimasti al loro posto in Sapienza e il ministro Carrozza aveva promesso di parlare con il rettore Augello per trovare una soluzione».
Da un anno e mezzo la Biblioteca universitaria è chiusa. Perché?
«Per lesioni, tutte da accertare, dopo il terremoto in Emilia Romagna. Ma come mai tutte le biblioteche emiliane sono state riaperte e solo quella di Pisa è chiusa?», si domanda con un pizzico di malizia la dottoressa Frugoni, facendo capire che più che di crepe si tratta di un problema politico.
«Il pasticcio nasce dal fatto che l’edificio della Sapienza appartiene all’Università, al Miur (Mistero istruzione università ricerca) e i libri, cioè la Biblioteca, per quanto si chiami universitaria, è dello Stato, del Mibac».
Tutto è cominciato, racconta Frugoni, prima del terremoto quando entrambe le biblioteche, quella di Giurisprudenza a piano terra con i suoi centoventimila volumi e quella universitaria nel piano superiore cercavano nuovi spazi. «Nella vicenda si è inserito il rettore che desiderava sgomberare le sale della Sapienza per farvi uffici di rappresentanza e un centro di convegni». Nel frattempo il terremoto, il timore per l’incolumità dell’edificio, la perizia che si doveva fare in dieci giorni, a dire del sindaco, il trasferimento di Giurisprudenza e della sua biblioteca. «Un alleggerimento improvviso che può aver prodotto qualche squilibrio nell’edificio».
E i seicentomila volumi della biblioteca universitaria?
«Il primo progetto, dopo la chiusura dell’edificio, era stato di trasferirli in un altro palazzo. Ma si è scoperto, un po’ troppo tardi, che a Pisa non c’è alcuna sede idonea a contenere la massa di libri e quelli che potrebbero accoglierli hanno bisogno di costosissimi restauri. Eppure, nonostante la mancanza di perizia, sono stati stanziati 600.000 euro per mettere a norma alcuni locali di San Matteo, dove andrebbero trasferiti 120.000 volumi della Biblioteca della Sapienza. Ma i locali sono della Soprintendenza e quindi quei soldi non servono alla Biblioteca. Inoltre le stanze di San Matteo possono contenere al massimo 60.000 libri».
La situazione attuale?
«Pazzesca e complicata. Nessuna manutenzione all’edificio dove ci sono ancora i libri che vengono richiesti dagli studenti nella vicina Casa dello Studente sul Lungarno, che può ospitare solo 90 persone e dove non c’è un catalogo. Gli impiegati della biblioteca due volte al giorno attraversano la strada e vanno nella Sapienza a prendere volumi solo di piccolo formato: ma non era rischioso l’edificio?».
Quale potrebbe essere una soluzione a questa situazione?
«Semplicissima. Spostare una parte di libri della Sapienza nei locali dell’ex biblioteca di Giurisprudenza, diminuendo il carico del primo piano. Utilizzare le aule vuote di Giurisprudenza per creare aree di consultazione con tutti gli strumenti mediatici, sale per convegni e un centro di aggregazione per cittadini e studenti. E fare i bagni, che mancano. Una prima conseguenza sarebbe rivitalizzare l’indotto: cartolerie, copisterie, librerie di via Curtatone e Montanara stanno morendo. E soprattutto studenti, professori, impiegati e cittadini potrebbero riprendere a lavorare. Una Biblioteca come quella della Sapienza, che resta chiusa, allontana le persone dalla città».
E nell’immediato?
«I due ministeri Mbac e Miur devono esigere una data certa per la perizia, continuamente protratta. Non solo, ma ingegneri del Mibac si devono affiancare a quelli dell’Università per controllare la correttezza della perizia, che deve essere super partes. Bisogna poi capire se questa seconda perizia era davvero necessaria, ed evitare lo smembramento della Biblioteca. Il rettore deve spiegare qual ’è il suo “piano segretissimo” come l’ha definito. Perché poi segreto? E dare conto della gestione del milione di euro datogli dal Miur».
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