Gioco
Caso Ragusa, il giallo della lettera anonima del vigile del fuoco
I carabinieri hanno acquisito il computer e la stampante Esiste davvero la donna in vestaglia? Era davvero Roberta?
PISA. I carabinieri hanno bussato alla porta di Filippo Campisi, il vigile del fuoco di Gello in servizio all'aeroporto che, prima con una lettera anonima e poi con una testimonianza, ha affermato di avere visto «uscire da casa Logli una donna in vestaglia poi salita su un fuoristrada». Ha, quindi, precisato di avere visto questa donna intorno a mezzanotte e mezzo, il mese di gennaio del 2012.
I carabinieri hanno mostrato a Filippo Campisi il decreto del pubblico ministero che disponeva la perquisizione a cui, di fatto, non si è proceduto perché lo stesso Campisi ha subito fornito quello che gli veniva richiesto: il computer su cui aveva scritto la lettera anonima e la stampante. «Ma non solo - precisa Simone Colla, il legale che assiste il vigile del fuoco -. Poiché i carabinieri chiedevano quali fossero i computer in uso, Campisi li ha informati che aveva anche un portatile all'interno dell'armadietto di lavoro. Quindi, ha accompagnato i carabinieri all'aeroporto consegnando loro il pc».
Secondo l'avvocato Colla, i carabinieri riterrebbero attendibili le dichiarazioni di Campisi e, per questo motivo, «stanno cercando riscontri oggettivi, tracce della lettera scritta al computer». E precisa: «Il mio assistito non è indagato, ma persona informata sui fatti. Di fronte al decreto del pm, abbiamo ritenuto di non sollevare alcuna eccezione in considerazione della collaborazione che abbiamo offerto alla Procura e che vogliamo continuare a offrire».
Ricostruiamo la vicenda. Il vigile del fuoco tornando a casa una notte di gennaio del 2012 vede - come abbiamo scritto - una donna in vestaglia salire su una jeep. «Campisi non ha mai sostenuto che quella donna fosse Roberta Ragusa poiché non la conosceva e quella notte stessa ne parla con la moglie». Quando il “caso Ragusa” esplode su giornali e tv, Campisi collega quella donna in vestaglia alla possibile scomparsa. Ma non vuole giornalisti sotto casa, telecamere puntate contro. D’accordo con la moglie, sceglie la strada della lettera anonima. «Il 2 aprile - continua l’avvocato Colla - invia la lettera alla caserma della stazione di San Giuliano».
Ma Filippo Campisi, non riesce a restare nell’ombra come avrebbe voluto. «Un giorno porta il cane al parco pubblico - continua il legale - dove la gente parla del caso Ragusa, di questa misteriosa scomparsa. E, a Campisi, scappa detto di avere visto una donna uscire di notte in vestaglia da casa e montare su un fuoristrada. C’è chi ascolta e poi riferisce ai carabinieri che mettono in relazione quelle parole con la lettera anonima. Così si arriva a Campisi il quale agli investigatori afferma di essere stato lui a scrivere quella missiva senza firma. E lo sostiene anche quando viene chiamato al confronto con la persona che aveva fatto il suo nome che, per i giornali, è il testimone in bicicletta».
In questa testimonianza, c’è un punto debole. Campisi non ricorda quale era la notte che vide quella donna in vestaglia. «Era la notte fra il 12 e il 13 gennaio?» gli hanno chiesto i carabinieri fino allo sfinimento. E il vigile del fuoco ha sempre risposto di non saperlo esattamente. L’unica cosa certa è che quella notte di gennaio Campisi non era di turno al lavoro.
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