Attenzione
«Serve una riforma fiscale per far ripartire il Paese»
All’hotel Galilei il convegno “Pacchetto professioni”. Marco Cuchel, presidente dell’Associazione nazionale commercialisti, parla dei temi di confronto con il mondo politico
Si è svolto all’auditorium “Concorde” dell’hotel Galilei (via Darsena 1) il convegno nazionale “Pacchetto professioni 2013”, un incontro/confronto tra politica e professioni economiche a tutela del cittadino. Il convegno è stato organizzato dalla Fondazione commercialistitaliani e dall’Associazione nazionale commercialisti.
Marco Cuchel, presidente di quest’ultima, parla con "Il Tirreno" di uno dei temi che sono stati affrontati nel corso della giornata e che gli stanno molto a cuore: «La riforma fiscale, che serve al Paese per rimettersi in moto». Il ragionamento è complesso e non esente da autocritiche, ma è svolto «nell’interesse del sistema e dei cittadini».
La prova? «Proponiamo la semplificazione burocratica e l’eliminazione di alcuni adempimenti inutili; considerate che in questo modo i commercialisti perdono lavoro…». Allora partiamo dalla premessa di Cuchel: «Uso l’immagine di un Paese che deve uscire dalla guerra ed è da ricostruire; bene, non servono operazioni tampone, ma riforme strutturali. Quindi riduzione della pressione fiscale; incentivi alle imprese, straniere comprese; infine certezze e regole ferree».
Per capire quest’ultimo punto il presidente fa due esempi: lo spesometro va inviato per via telematica entro il 12 novembre, «ma ci hanno fornito il software il 4 e, se ci sono ritardi, i nostri clienti pagano sanzioni»; inoltre, l’Imu va pagata entro il 16 dicembre, «ma i Comuni possono deliberare le aliquote fino al 30 novembre e comunicarle entro il 9 dicembre».
Cosa c’entra tutto questo con il Paese che riparte? «Non è solo una mancanza di rispetto verso il nostro lavoro di professionisti e un mettere a rischio la qualità del nostro lavoro – spiega Cuchel –. Il punto è che così non si parte da un rapporto tra Stato e cittadini che mette questi al centro. Lo Statuto del contribuente è disatteso quando alcune tasse sono retroattive. Ancora, noi abbiamo chiesto una proroga per lo spesometro, a oggi non c’è; mentre siamo perplessi che sia stato concesso l’esonero alle pubbliche amministrazioni».
E si torna allora al punto di partenza: «Per rimettere in circolo denaro, uscire dalla crisi e far riprendere l’occupazione, non serve la timidezza di un cuneo fiscale che restituisce 10 euro in busta paga, ma si deve trovare il coraggio di osare».
Di solito la politica risponde in un solo modo: che c’è bisogno di entrate e che ci sono gli evasori. A questo punto Cuchel prende posizione in modo netto: «Noi siamo contro l’evasione e condanniamo pubblicamente i comportamenti scorretti di alcuni dei nostri che hanno permesso la facile associazione tra la nostra categoria e gli evasori o gli amici degli evasori».
Ma resta il punto che per fare «una lotta seria va cambiato il sistema e incentivato il conflitto di interesse»: se io posso scaricare tutti gli scontrini, ho interesse a chiederli. Invece, fino a quando «l’Agenzia delle Entrate ha premi su quanto recupera e budget da rispettare, mi trovano qualcosa anche se sono onesto». In conclusione, il presidente rivendica pertanto «il nostro ruolo sociale determinante, nell’interesse della collettività».
Nella foto un momento del convegno.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
