La manifestazione
«Sequestrano persone» ma era un falso allarme
Digos e vigili alla Società della salute dopo l’arrivo degli attivisti di Prendocasa Accuse all’assessore Capuzzi che replica: «Difficile il dialogo se si usa la forza»
PISA. Loro, i senza casa, parlano di un allarme eccessivo. Lei, Sandra Capuzzi, l’assessore al Sociale e presidente della Società della salute, invita a rispettare le regole.
Una richiesta di intervento di mattina di una dozzina di poliziotti, tra Digos e volanti, per un presunto «sequestro di persona» nella sede di via Saragat si è risolta in un nulla di fatto. Non c’erano persone da liberare, né rapitori da far arrendere. La tensione per l’emergenza abitativa ha portato anche la scorsa settimana a un incontro improvvisato tra gli attivisti di Prendocasa, Capuzzi e il direttore della Sds, Giuseppe Cecchi. La frequenza con cui vengono allertate le forze dell’ordine negli ultimi tempi segna un crescendo che tocca i nervi scoperti di tutte le parti in causa.
Stavolta l’assessore non li ha ricevuti prendendosi l’accusa di essere passata da una finestra per non farsi trovare. «Sì, sono uscita dal retro dove lascio la bicicletta – spiega l’assessore e presidente Sds –. Non è possibile uscire dalle finestre. La scorsa settimana era già capitato che venissero provocando piccoli tafferugli. Si presenta una persona da sola, poi entrano in 15-20 e creano disfunzione all'attività lavorativa. Il problema è che quando sono stati invitati a uscire non se sono andati. Allora sono stati chiamati i vigili. E sono andati fuori. Il fatto è che mentre io sono un personaggio esposto a determinate cose, i dipendenti che lavorano lì un po' meno e devono essere sereni».
Dopo la municipale è stata la volta della polizia. Ai rappresentanti di Prendocasa hanno chiesto se avevano bloccato persone all’interno e loro hanno risposto che erano solo in attesa di parlare con la responsabile dell’emergenza abitativa e di non avere intenzione di andare dalla Capuzzi, né sapevano che era in sede. Lo hanno ribadito anche in questura dove hanno reso sommarie informazioni. Le stesse che sarà chiamata a verbalizzare l’assessore al Sociale. La protesta per l’episodio si è diffusa con i tempi veloci del web: «Questi politici hanno paura del fatto che le persone rivendicano i loro diritti, presentandosi agli sportelli preposti. Noi ancora una volta denunciamo la mancanza di risposte alle questioni sociali da parte dei vertici istituzionali. Vogliamo le pubbliche scuse degli amministratori».
Precisa Capuzzi: «Se si pretende di impostare il dialogo sulla forza è ovvio che diventa tutto più difficile. Fermarmi con loro significava rinunciare a degli impegni con persone che avevano preso l’appuntamento da 15 - 20 giorni. Uno chiede e concorda una data. A casa mia funziona così. Probabilmente a casa degli altri meno».
Pietro Barghigiani
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