Il Tirreno

Pisa

Pisa come un romanzo, ecco l’ultimo libro di Renzo Castelli

Pisa come un romanzo, ecco l’ultimo libro di Renzo Castelli

La città appare nella sua arte ma anche nelle cento storie che l'hanno animata, nei personaggi grandi e minori che l'hanno percorsa, negli aneddoti e infine nei ricordi personali dell’autore, giornalista e scrittore di vaglia

2 MINUTI DI LETTURA





La città vista in controluce: reale, ricordata, sognata. Questo è “Pisa, il romanzo della città”, l'ultimo libro di Renzo Castelli (nella foto), giornalista e scrittore, che tratta un tema reso esplicito dal sottotitolo “La storia, i personaggi, gli aneddoti, le emozioni”.

In 284 pagine (Edizioni Ets, euro 18) l'autore coglie trenta “luoghi della memoria” attraverso i quali costruisce un mosaico di intensa suggestione.

Pisa appare nella sua arte ma anche nelle cento storie che l'hanno animata, nei personaggi grandi e minori che l'hanno percorsa, negli aneddoti e infine nei ricordi personali dello stesso autore la cui età, ormai, gli consente di averne accumulati in buon numero.

Nella prefazione, Renzo Castelli esordisce infatti con questa frase di Simone de Beauvoir: «La vecchiaia ti afferra all'improvviso».

Allora, che fare? La sua risposta viene da questo libro: il racconto di trenta luoghi delle memoria per riscoprire Pisa com'è, com'è stata, come lui l'ha vissuta. Sfilano su un'ideale passerella luoghi, eventi, personaggi che appartengono al passato, quindi al ricordo di generaziomi che stanno diradando i loro effettivi: lo sferisterio, ad esempio, dove fino agli anni Cinquanta si disputarono le gare del gioco del bracciale, il velodrono di Stampace, il VII Artiglieria, le “case chiuse”, che dal '58 fanno ormai parte della letteratura, i Salesiani di via dei Mille, i rifugi antiaerei.

“Pisa, il romanzo della città” percorre vari filoni, analizza non senza emozione, ma talvolta anche con occhio ironico, luoghi che il tempo ha profondamente modificato, come via Santa Maria, il Santa Chiara, il Giardino Scotto, Porta Nuova. Situazioni e personaggi sono inseriti nella narrazione come cammei: la parata degli stalloni sui lungarni, le suore di clausura, le Mille Miglia, gli aiuti Unrra, il torneo dei bar, il comizio di De Gasperi.

Eventi e personaggi si intrecciano in un caleidiscopio magico: Bob Mei, il barman del “Duomo” con la sua galleria di ricordi, Rossellini e la Bergman nel '49 da “Buzzino”, l'esordio nel pugilato di Piero Del Papa nel '55 al teatro “Rossi”.

Di grande suggestione è il breve racconto di Amedeo delle Cruccette, immortale macchietta cittadina che ebbe però l'onore, quando morì nella notte di Natale del 1962, di non essere stato dimenticato da tutti: il Comune, infatti, gli fece un dignitoso funerale e quel giorno, dietro al feretro, il maestro Furio Bartorelli, giornalista e scrittore di grande sensibilità, volle condurre i suoi alunni della scuola “Nicola Pisano”. Un episodio che può riscattare, per il suo profondo significato, l'umanità di un'intera città.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web