Sicurezza
«Voglio lavorare per pagare i debiti»
Parla la vedova del ristoratore suicida: «L’osteria resta aperta». Equitalia sospende il fermo amministrativo su due auto
PISA. «Non voglio che mi annullino i debiti. Voglio solo lavorare per poterli pagare».
La dignità dopo la tragedia ha il volto di Giovanna Temperanza. È la moglie del ristoratore di 68 anni che domenica mattina ha detto basta con un colpo di pistola a una vita di scadenze non onorate e alla prospettiva di soccombere travolto dai debiti. Una stima li indica in almeno 375mila euro.
Si è ucciso nel suo ristorante, “L’osteria del viandante” a Riparbella, ragione di vita e causa della morte per una crisi che manda a rotoli attività e spegne la speranze di esistenze in bilico.
Per Giovanna Temperanza e i suoi due figli, una ha una pizzeria, mentre l’altro lavora al circolo nautico di Vada, dalle istituzioni non sono arrivate solo pacche sulle spalle e condoglianze di rito. Ieri mattina la donna, cuoca e anima della cucina dell’osteria, è stata ricevuta in prefettura dal gruppo di lavoro che ha dato vita al servizio di sostegno e aiuto psicologico per famiglie e persone in difficoltà economica. Togliere potenziale vittime agli usurai ed evitare le tragedie come quella del ristoratore sono gli obiettivi del servizio voluto dal prefetto Francesco Tagliente che ha ottenuto i primi risultati. Equitalia ha sospeso il fermo amministrativo sulle due auto disposto nel 2011 e nel 2012. «Ci siamo resi disponibili a valutare la posizione del contribuente per tutte le opportunità previste dalla legge» spiega Renato Biasi dirigente della concessionaria dei tributi. «Senza macchine la signora non poteva fare la spesa e, dunque, l’attività del ristorante non avrebbe potuto proseguire» chiosa il prefetto. Enel ha accordato una rateizzazione degli insoluti, mentre gli altri creditori hanno concesso una pausa per far “respirare” la vedova.
L’incontro che ha dato fiducia alla cuoca è avvenuto domenica sera.
«Il prefetto è venuto a farmi le condoglianze – racconta Giovanna Temperanza – e mi ha parlato di questo servizio di ascolto e sostegno. Mi è sembrata una porta aperta che mi ha dato la voglia di ricominciare. Al ristorante eravamo io e mio marito. Ora mi daranno una mano i miei figli, almeno all’inizio. Nella nostra zona hanno chiuso due ristoranti e tre sono in vendita. Sono tre anni che a fine giornata guardavamo la cassa e vedevamo che non c’erano soldi abbastanza per pagare affitto, fornitori, dipendenti e poi Irpef, Inps, Inail. Mio marito ne soffriva molto. Lo vedevo abbattuto. Siamo persone oneste, abituate a lavorare. Non chiedo di cancellare i debiti. Mi basta essere messa in condizione di saldare tutte le pendenze. Avevo deciso di mollare tutto e di andare a fare la badante in nero per tirare a campare». Finito l’incontro nella sala delle riunioni, Giovanna si trattiene con il prefetto. Lo ringrazia. Si abbracciano con una commozione liquida negli occhi. La prossima settimana all’osteria è prevista una cena organizzata dalla Pro Loco. Sarà l’inaugurazione di una ripartenza con il pensiero a chi ha fatto esplodere la propria disperazione, all’apparenza senza rimedi, con un colpo di pistola.
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