Il Tirreno

Pisa

Tagli agli atenei, Pisa perde 9 milioni

di GIanluca Campanella
Tagli agli atenei, Pisa perde 9 milioni

L’allarme del rettore Augello: «È questo il pericolo se la Legge di Stabilità resta così». A rischio soprattutto la ricerca

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PISA. L’università di Pisa potrebbe perdere fino a nove milioni di euro se il Parlamento dovesse confermare i tagli con cui in questi giorni di “assalto alla diligenza” si cercano di coprire tutti gli emendamenti alla legge di stabilità. Infatti non c’è solo il dimagrimento del 5,5% sul fondo di finanziamento ordinario (ffo del ministero versato a tutti gli atenei); ma nel decreto sulle «misure urgenti per la scuola e la ricerca» c’è anche un’ulteriore riduzione da 910 a 818 milioni del fondo premiale, cioè quella quota di finanziamento che sarebbe stata erogata non “a pioggia”, ma sulla base della Valutazione della qualità della ricerca. Quest’ultima è la famosa indagine dell’Anvur (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca) che ha analizzato quasi 185mila tra articoli, libri, brevetti e simili relativi al periodo 2004-10 per ricavarne una classifica di chi fa ricerca più meritevole. Bene, il ministero dell’Università si era riproposto di alzare la quota premiale per mandare un messaggio: essere bravi paga; ma la Ragioneria generale dello Stato ha bocciato la misura. Il rettore Massimo Augello pone due riflessioni sull’argomento, una di carattere locale e una più generale: «Noi siamo un ateneo solido, eppure un taglio di nove milioni fa tremare. Mi domando come possano fare altri; qui davvero c’è il rischio di default del sistema universitario». Ma il tema più forte è quello «simbolico: ricordiamoci che la ricerca dell’Anvur è costata molto e per un cavillo si rinuncia a far passare un messaggio di attenzione ai giovani e di riconoscimento del merito. Sembra che in Senato forse si riesca a recuperare». Ma se ciò non fosse, a pagare sarebbe la ricerca, perché tra personale e altre spese di funzionamento i costi accademici sono quasi incomprimibili; Augello evidenzia che «il mio primo pensiero va a quei progetti di ricerca giudicati positivi, ma non finanziati»: è successo di recente con i Prin (Programmi di ricerca di rilevante interesse nazionale). Ebbene, prosegue il rettore, «noi abbiamo una miniera di idee che potrebbero tradursi in brevetti e che finirà per essere finanziata da qualche laboratorio straniero: così si incentiva sempre più la fuga di cervelli e idee». In ogni caso non è solo un problema di risorse: «Andrebbero eliminati quei lacci e lacciuoli burocratici. E lo dico da sempre! Sarebbero riforme a costo zero che farebbero risaltare le prerogative dei singoli atenei».

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©RIPRODUZIONE RISERVATA

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