Il dolore
Pensionato beffato: da 3.900 a 0 euro
La sorpresa per la mensilità di novembre azzerata dall’Irpef. «È un abuso, potevano rateizzare»
PISA. «Goditi la pensione». In tempo di crisi, tasse e balzelli vari, andrebbe archiviata anche la classica espressione usata per augurare un meritato riposo ai lavoratori in procinto di tagliare il traguardo della pensione. I pensionati sono infatti una delle categorie sociali più tartassate e, sempre più spesso, faticano ad arrivare a fine mese. Ma le brutte notizie, per loro, non hanno mai fine.
Ne sa qualcosa un pensionato di fascia media di Calci (che preferisce rimanere anonimo), che per il vitalizio di novembre ha trovato una spiacevole sorpresa.
«Importo netto del pagamento: 0,00 euro», recita la busta paga. L'importo delle detrazioni dell'ente erogatore, in questo caso l'Inps, è infatti pari all'importo della sua pensione mensile. Partendo da un lordo pensionistico di 3.900,83 euro, tra acconti, saldi e ritenute, la sua pensione è stata praticamente azzerata. A pesare sulla busta paga sono soprattutto le trattenute Irpef (oltre 1.120 euro) il saldo Irpef sulla dichiarazione 730 (560 euro) e gli acconti Irpef, primo e secondo, sulla dichiarazione 730 (rispettivamente di 298 e 1.757,68 euro). Il pensionato di Calci contesta soprattutto il secondo acconto Irpef.
«Mi sembra un abuso – dice il pensionato – perché potevano trattenersi il primo acconto e rinviare ad inizio dicembre il secondo, così come è previsto per tutti i pensionati o i lavoratori dipendenti che hanno presentato il modello Unico e non il 730».
«Ho scelto di denunciare questa situazione – continua il pensionato – perché ritengo che non sia giusto azzerare una pensione, che spesso non basta nemmeno ad arrivare a fine mese».
Il pensionato non mette in discussione le somme dovute, tutte ovviamente legittime seppur odiate, ma un principio: «come è possibile lasciare un pensionato o un lavoratore dipendente, e magari un'intera famiglia, senza un euro di pensione o stipendio?».
Una soluzione “non traumatica” per il pagamento, secondo lo Spi-Cgil di Pisa, poteva essere trovata nella rateizzazione degli importi dovuti. «Non posso dare un giudizio preciso sulla questione perché bisognerebbe conoscere a fondo la situazione del pensionato, ma l'Inps, prima di lasciarlo senza un euro, avrebbe potuto verificare la possibilità di rateizzare il dovuto – spiega Moreno Bertelli, segretario provinciale del sindacato dei pensionati –. L'aspetto principale è che alla base c'è un problema di tassazione sulle pensioni: un problema che denunciamo da tanti anni e ci battiamo per modificarla. Sulle pensioni c'è una tassazione esagerata, destinata ad aumentare con la nuova legge di stabilità che penalizzerà ulteriormente i pensionati non rivalutando le pensioni».
Danilo Renzullo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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