Il Tirreno

Pisa

Dringoli e la Misericordia «Errori, ma in buona fede»

L’ex direttore respinge l’accusa di aver gestito le finanze in maniera dolosa Il governatore: «Mai favorito la Banca di Cascina, né il mio cliente Antonini»

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PISA. «Al procuratore dovrò spiegare un po' di cosette. Poi, per carità, qualche errore ci sta anche che possa commetterlo. Si tratta di capire se uno lo commette con dolo o magari con colpa, ma in maniera assolutamente involontaria come semmai in ipotesi posso averlo commesso io».

Dino Dringoli, ex direttore della Misericordia, sotto inchiesta per peculato, non nega che i conti dell’associazione siano sballati. E, nel corso di una breve dichiarazione telefonica durante la trasmissione Report, in onda su Raitre, lascia intendere che, se ha sbagliato, lo ha fatto in buona fede. Sarà la magistratura a chiarire colpe ed eventuali responsabilità.

Farnesi e Dringoli. Il servizio di Report sui guasti finanziari e, di riflesso, occupazionali della Misericordia ha raccontato ascesa e caduta dell’Arciconfraternita dove «a farla da padrone per quasi 15 anni è stato Flaminio Farnesi, signore del packaging farmaceutico, cavaliere del lavoro e Grande Ufficiale dell'Ordine di San Giuseppe. Durante il suo mandato s'è inventato la carica di direttore generale e ha deciso di farla ricoprire a un giovane (Dino Dringoli, figlio di Carlo Alberto storico presidente degli industriali pisani, candidato del centrodestra a sindaco e anche lui membro dell’ordine di San Giuseppe, ndr) che non aveva altra esperienza se non quella di giornalista free lance per una rivista locale edita da Farnesi stesso».

Polizze e famiglia. L’aspetto delle assicurazioni è stato toccato dall’ex commissario, il commercialista Stefano Ragghianti, secondo il quale «c'erano tante polizze e poche attività». E le polizze venivano vendute da un broker alle dipendenze del quale lavorava il fratello dell’ex direttore Dringoli.

Elezioni e polemiche. C’è poi il fronte delle elezioni a Governatore. Antonio Strambi, ex Governatore, spiega: «Chi viene indicato per accettare la carica di Governatore deve avere l'iscrizione da 10 anni e aver fatto perlomeno un triennio nel consiglio residenziale del magistrato». Luigi Marchetti non avrebbe avuto questi requisiti. Ma è stato lo stesso eletto. A dire che tutto è regolare è una commissione elettorale di cui faceva parte anche il ragionier Vincenzo Littara, che con Marchetti condivide un passato nella Cassa di Risparmio di Pisa, dove il primo è stato direttore e il secondo presidente e che oggi è a capo di una delle banche più esposte nei confronti della Misericordia, il Credito cooperativo di Cascina. Alla domanda sull’opportunità di questi passaggi, Marchetti è risoluto: «Non c'è assolutamente nessun conflitto di interessi. Perché non impone l'adozione di particolari provvedimenti a vantaggio proprio, questo assolutamente, è una designazione di persone. Guardiamo nel concreto, gli atti che sono stati posti in essere. Io ho favorito quella banca? No, e allora?».

Clienti eccellenti. L’altro pungolo arriva dalla professione di Marchetti. Da decenni è il commercialista di Antonini, proprietario di Fondiaria Paradisa che ha costruito il padiglione nuovo al cimitero gestito dalla Misericordia, la nuova sede al Cep e comprato lo stabile dell’associazione di San Frediano dove sono stati realizzati degli appartamenti. «Operazioni nelle quali io non ho messo né sale né pepe» sottolinea Marchetti che sul suo cliente creditore della Misericordia aggiunge: «Ha un residuo, però non si paga, come non si stanno pagando molti altri fornitori perché io non ho fatto patti con nessuno». Il tono si altera. Fine dell’intervista.

Pietro Barghigiani

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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