Il Tirreno

Pisa

Materia prima scarsa, castagnaccio “salato”

Materia prima scarsa, castagnaccio “salato”

Castagni decimati da un parassita e dai cinghiali, la farina è rara o arriva da lontano. E i prezzi salgono

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PISA. «Ma per fare il castagnaccio devo chiedere un mutuo?»

La domanda, ironica ma con un tono poco scherzoso, ci è stata rivolta in questi giorni da diversi lettori. Che per le ricorrenze di Ognissanti e della commemorazione dei defunti non vogliono rinunciare a castagne e marroni, rigorosamente nostrani.

Le lamentele dei lettori sono doppie: quest’anno questo prelibato alimento a Pisa è quasi introvabile e, dove si trova, carissimo.

Fra ieri e l’altro ieri, nei supermercati che abbiamo girato, trovavamo i marroni (pochi), mediamente a 9,90 euro) e le castagne nostrali a 7-8 euro, e comunque non in tutti i posti.

A metà prezzo (fino a 3,99) i “marroncini” di Caserta e altre località. Un cartello di negozi e supermercati contro i clienti pisani? La risposta è un’altra: in tutta la Toscana il raccolto è magrissimo (meno 60%), anche se di qualità, e questo porta a un boom delle importazioni di castagne “forestiere”.

Lo confermano la Coldiretti e l’ Associazione Nazionale Città del Castagno che hanno lanciato un allarme regionale e chiedono più controlli sulla provenienza del prodotto.

Preoccupano molto, inoltre, le importazioni massicce da Cina e Turchia. Allora chi sono i colpevoli? “Il clima, un parassita e gli ungulati: cinghiali, caprioli e cervi”.

La Toscana conferma il primato della qualità con ben 5 tipi di castagne che hanno ottenuto il riconoscimento europeo, ma il raccolto sarà ancora magrissimo.

L’andamento climatico unito all’aggressione del cinipide galligeno (un insetto chiamato anche la vespa del castagno) e, per la prima volta, anche alla presenza massiccia ed evidente degli ungulati condizioneranno, anche quest’anno, la castanicoltura toscana con raccolti dimezzati e perdite di prodotto con punte, in alcune aree, fino al60%.

Andrà però meglio rispetto allo scorso anno dove il crollo aveva raggiunto anche il 90%. Sono lontani quindi i bei tempi in cui i 16mila ettari di castagneti da frutto (dati della Regione Toscana) regalavano fino 24 mila tonnellate fra marroni e castagne.

Ad incidere sull’annata di passione del settore, secondo Coldiretti, c’è anche la presenza fuori controllo degli ungulati: cinghiali, caprioli e cervi che si cibano delle poche e buone castagne cadute a terra.

La ridotta produzione locale ha provocato la massiccia importazione di prodotti dall’estero che sono cresciute del 20% nei primi sette mesi del 2013 dopo che nel 2012 erano praticamente raddoppiate rispetto all’anno precedente e quasi triplicate rispetto al 2010.

Il risultato - precisa la Coldiretti - è uno storico sorpasso con gli italiani che hanno più del 50% di probabilità di trovarsi nel piatto senza saperlo castagne straniere provenienti soprattutto dalla Spagna, dal Portogallo, dalla Turchia e dalla Slovenia.

Ecco perché se non si vuole correre il rischio di acquistare spesso a caro prezzo caldarroste straniere in vendita nel centro delle città, Coldiretti invita i consumatori a prestare attenzione alla qualità e suggerisce di ricorrere a un più genuino fai da te casalingo per garantirsi un prodotto fresco, sicuro e a costi accessibili.

Meglio allora frequentare le sagre in programma in queste settimane in tutta Toscana, dove è possibile fare buoni acquisti di alta qualità oppure rivolgersi alle imprese agricole e riscoprire il gusto di partecipare nei boschi alla raccolta delle castagne.

Antonio Scuglia

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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