Il Tirreno

Pisa

Una maxi provincia di area vasta costiera con Pisa al centro

di Francesco Loi
Una maxi provincia di area vasta costiera con Pisa al centro

Il sindaco riporta in primo piano il tema dei confini locali «Firenze con la città metropolitana sarà ancora più forte»

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PISA. Sindaco Filippeschi, la ricerca del Cnr riguardo alla mobilità dice una cosa chiara: in nessuna città della costa arrivano tante auto private dalle province vicine come a Pisa. La sua prima considerazione?

«Si conferma la caratterizzazione di area vasta per il nostro territorio, con Pisa al centro. La nostra città fornisce servizi ad un bacino notevolissimo. Anche altri studi autorevoli arrivano allo stesse conclusioni».

A quali studi si riferisce?

«Ce ne sono alcuni dell’Irpet, l’istituto regionale per la programmazione economica toscana. Uno in particolare dal titolo: “Dimensioni dei governi locali, offerta di servizi pubblici e benessere dei cittadini”. Si invita già a ragionare in termini di area vasta».

Da tutto questo cosa si deve ricavare?

«Che certi studi andranno ripresi quando si discuterà delle nuove province».

Un tema che ritorna: la Provincia di Pisa terminerà la legislatura a primavera, il governo sembra intenzionato a riaccelerare sul superamento delle province...

«Ma bisogna soprattutto discutere di quali province si parla. Non credo sarebbe opportuno ragionare ancora di quelle vecchie, intese come istituzioni e come confini. Al di là della questione del capoluogo, che non è il tema importante. Anzi, se ne potrebbe anche fare a meno, semplicemente dislocando i servizi in più realtà».

Quale deve essere, allora, il punto di approdo?

«Questi studi dimostrano che ci si muove, in ogni senso, in una realtà più ampia. Per questo si avverte la necessità di un collegamento tra le quattro province della costa: Pisa, Livorno, Lucca e Massa Carrara. Per collegamento intendo una veste istituzionale per una nuova geografia della Toscana, con dimensioni tali da attuare le politiche più adeguate e moderne in tema, anzitutto, di trasporti, ambiente, economia».

Cosa significa, concretamente, andare in questa direzione?

«E’ un problema istituzionale che torna e che riporta alla ribalta la proposta del governatore Enrico Rossi sulla divisione regionale in aree vaste».

Perché Pisa avverte, più di altre realtà, questo bisogno di politiche di maggiore ampiezza?

«Per i segnali di sofferenza che emergono. Pisa è una città che dà più di quanto prende. I 150mila utenti giornalieri producono costi pubblici che non possono essere sopportati dai 91mila residenti. La classifica di Legambiente ci premia con un 7º posto nazionale, ma dice anche che produciamo troppi rifiuti: certo, sono quelli di 150mila persone, 60mila in più».

Tassa di soggiorno e ticket dei bus turistici sono già contributi che arrivano non dai residenti...

«Non abbiamo altro, però. E comunque non assicurano un rientro dei costi. Pisa fa investimenti per l’aeroporto e il turismo. Attrae sempre più e si cresce questo squilibrio. E’ una città speciale e dovrebbe avere un titolo preferenziale».

Uno studio Irpet parla anche del piano strutturale e dei rapporti con i comuni limitrofi: a che punto è l’integrazione e che aiuto può arrivare?

«Sulla dimensione di area pisana mandiamo avanti il piano strategico, con sinergie sempre più forti a livello di servizi».

Sul comune unico però arrivano voci contrarie...

«La discussione resta aperta, vediamo come si svolgerà».

Quali, riassumendo, i fronti di lavoro?

«Il governo sta mettendo mano alla riforma delle province, sapendo di lavorare in modalità transitoria. Va assolutamente riaperta la discussione sull’area vasta. Peraltro, su questo l’orientamento del consiglio regionale era già stato chiaro. C’è poi un aspetto che non deve essere dimenticato, tutt’altro».

Quale?

«Nella riforma degli enti locali, le città metropolitane saranno realizzate. Una di queste sarà Firenze. Ci sarà un’area della Toscana centrale con Prato e Pistoia. L’area costiera diventerà debole rispetto a questa realtà».

Bisogna essere preoccupati?

«Non è questione di farsi concorrenza o temerla. In Toscana ora ci sono due motori prevalenti: uno, quello centrale, va verso l’unione in un’istituzione forte; e l’altro, quello della costa, non può rimanere disunito. Avremmo un dislivello strategico. Non possiamo indebolirci con le nostre mani. E’ un obiettivo che dobbiamo porci, come dicono anche gli studi».

Dialogano le città?

«Direi che avviene già nei fatti. Lucca Comics, lo avete scritto, riempie gli alberghi di Pisa. Lo stesso governatore Rossi invita la società di gestione dell’aeroporto a trovare accordi con le crociere di Livorno. Sinergie vere. Per questo serve un’istituzione che rappresenti questa realtà che va delineandosi. Essere più forti significa, quando si presenta un progetto, avere maggiori possibilità di trovare i finanziamenti».

Gli studi indicano anche quale dovrebbe essere, nella nuova geografia politica, il ruolo di Pisa?

«Sì, un ruolo centrale. Strategico».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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