Sicurezza
Un incubatore di cultura nel centro città
Quattro soci al lavoro per creare un laboratorio delle arti: spazi per associazioni con affitti bassi. Aprirà a febbraio
PISA. Avere uno spazio culturale e di socializzazione in pieno centro, immenso (700 metri quadri), a norma e con canoni d’affitto bassi; ancora, che ti aiuta e ti fa risparmiare nella promozione della tua attività. Messa così sembra un sogno, ma Fabio Viola (33 anni) promette che MixArt sarà pronto a febbraio 2014. Lui è uno dei quattro soci (età media 29 anni e mezzo, il più giovane ne ha 23 e il senior 36) che stanno lavorando a questo progetto da tempo, hanno investito 100mila euro per riadattare i locali dell’ex collocamento in via Bovio, come scrivono sulla pagina Facebook.
Il progetto. «Un vero e proprio cantiere, aperto dalle 9 alle 23 sette giorni su sette, dove singoli professionisti, gruppi e associazioni già radicate sul territorio potranno portare avanti le loro progettualità concernenti corpo, anima e mente». Così si legge in un estratto del business plan. Lo spazio sarà diviso in macro-aree: salone da 200 metri quadri con parquet utilizzato dai gruppi più numerosi, per attività a corpo libero e spettacoli aperti al pubblico; sala da 80 mq per altre attività che necessitano contatto a terra; due sale da 40 mq per formazione teorica, dibattiti; un corridoio di oltre 100 mq che diventerà esso stesso uno spazio vivo con installazioni, mostre, proiezioni; un’area di 50 mq adibita a studio registrazione musicale con due sale prove (acustica e elettronica); un’area di 45 mq adibita a ludoteca e relax. Infine un bar con tavoli diffusi nelle varie location dove poter socializzare o solo rilassarsi.
Il comitato scientifico. Il progetto culturale è in corso di validazione grazie a una commissione di esperti, docenti e artisti. Sono inoltre numerosi gli incontri con le associazioni già attive a Pisa, che servono ad acquisire un doppio feedback: quali sono le esigenze logistiche e pratiche per chi fa cultura; e quali sono i problemi manageriali che si incontrano. Va ricordato che MixArt sarà sì aperto alla cittadinanza, ma è a conduzione privata; questo significa che non chiede soldi alle istituzioni e che si deve auto-sostenere: mettere in rete conoscenze e fare economia di scala è la ricetta vincente. Un esempio: se l’associazione X vuol diffondere volantini di un proprio spettacolo, deve spendere nel progetto grafico, nella stampa e nella distribuzione. MixArt invece propone una sorta di operazione congiunta con tutti i soggetti attivi, che permette risparmi notevoli.
La filosofia. Co-colture e co-working sono le parole chiave del progetto, quindi MixArt non vuole essere un affitta-spazi, ma si propone di «favorire singoli e gruppi durante tutto il ciclo di vita di un prodotto culturale (ideazione, tecnicalità e messa sul palcoscenico). Dopo il primo test interno le produzioni saranno ospitate dalle altre strutture territoriali e no, per nuovi momenti di confronto con il pubblico». Sono infatti in corso contatti con locali pisani, teatri (una tra questi è il Sant’Andrea) e altri luoghi di fruizione culturale in tutta la Toscana, per non confinare all’area MixArt il lavoro, ma arrivare a vere e proprie esibizioni ed eventualmente tournee. Sono già tante le associazioni che hanno aderito a questa iniziativa; qualcuna ha addirittura già cambiato sede legale o amministrativa fissandola all’indirizzo di MixArt.
I tempi. L’altro vantaggio è che i soci hanno affittato l’area per dodici anni e quindi garantiscono «un respiro lungo, senza rischi di stop a causa della non assegnazione di un bando pubblico o del cambio della cooperativa che gestisce la struttura», eventi che ritengono frequenti quando ci si rivolge altrove per trovare uno spazio adatto a questo tipo di esigenze. Gli stessi creatori del progetto evidenziano come tutto sia a norma e in sicurezza, dalla posizione fiscale sino ai bagni per disabili, dotati di docce. A chi vuole vederci riferimenti alla situazione di Rebeldìa o casi simili, Fabio Viola replica con molta serenità: «Credo che MixArt sia una cosa diversa e non in concorrenza».
Le assunzioni. Nei primi mesi gli unici a percepire una qualche forma di retribuzione saranno i membri del comitato scientifico; mentre a lavorare per MixArt saranno i quattro soci, in particolare nel bar a «totale gestione interna: era l’unico modo per mantenerlo in linea con la nostra filosofia e per garantire prezzi popolari ai caffè e alle insalate. Non sarà un bar rivolto all’esterno, ma un luogo di aggregazione per i frequentatori di MixArt». In ogni caso i soci sperano che già per l’estate possano partire le prime assunzioni di 4 o 5 persone, alcune anche a tempo indeterminato.
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