La protesta
Renato, un guerriero che non si arrende nella lotta alla Sla
L’iniziativa degli amici: raccolti in pochi giorni 10.000 euro da tutta Italia. Letteratura e scrittura, passioni inesauribili
PISA. Un guerriero che non ha ancora finito di lottare. È questo il ritratto che emerge con forza dalle testimonianze degli amici e colleghi di Renato Nisticò.
Le parole di chi gli è stato accanto fin dagli anni degli studi universitari e che poi lo ha conosciuto sul lavoro e infine di chi lo ha incontrato solo grazie, o per colpa, di quella schifosa malattia che risponde al nome di Sla. Una degenerazione costante dei nervi che ti consuma giorno dopo giorno e che prima della fine ti permette di muovere solo gli occhi e solo con quelli puoi comunicare al mondo, al tuo mondo, che sei vivo. E lotti ancora.
Renato non si è arreso e, grazie alla generosità di centinaia di persone che da tutta Italia hanno sottoscritto la colletta organizzata nei giorni scorsi dai suoi amici, adesso avrà attrezzature nuove e assistenza garantita ancora per diversi mesi.
Il motivo che sta alla base di questo record di solidarietà (i 10mila euro necessari sono stati raccolti in pochissimi giorni) sta tutto nel ricordo che questo grande uomo di lettere e cultura ha lasciato dietro di sé.
Giuseppina Rosami, amica ed infermiera di Renato non ha dubbi: «Nel mio lavoro vedo molti malati, alcuni anche di Sla, e quasi nessuno è riuscito a reagire alla malattia come Renato. Ha lottato fin dai primi giorni, prima informandosi e cercando cure sperimentali che ritardassero l’avanzare della malattia, poi resistendo fino a quando ha potuto e fino a quando è stato possibile non ha mai smesso di lavorare».
E di sorridere: «Non so come faccia ma anche adesso riesce a sorprendermi con battute e risposte ironiche. Ha sempre usato la sua presenza di spirito per non demonizzare la sua condizione. Anche adesso vorrebbe continuare a studiare e scrivere».
La letteratura come passione prima e lavoro poi: studioso di lettere, poeta, anche giornalista alla bisogna (ha collaborato per anni alla sezione cultura del Tirreno), Renato ha firmato programmi radio e saggi letterari.
Una passione nata sui banchi dell’università calabrese, come conferma Caterina Verbaro, professoressa universitaria e amica di lunga data. «Ci ha unito la grande passione per la letteratura e mi ha colpito fin da subito la sua grande curiosità intellettuale - racconta la professoressa - Non si fermava mai ad un solo aspetto di un tema ma indagava, chiedeva e si faceva una sua opinione».
Dopo la laurea Renato ha vinto subito il concorso per la biblioteca della Scuola Normale Superiore e si è trasferito a Pisa.
Qui non ha impiegato molto a farsi una reputazione nell’ambiente riunendo intorno a sé una cerchia di intellettuali e arrivando a instituire un concorso di poesia in collaborazione con il Comune di San Giuliano Terme e il Circolo Il Grandevetro.
«Il premio nazionale di Poesia In/Civile – continua la Verbaro -aveva una giuria di persone veramente dentro alla poesia ed è durato diversi anni. È solo un esempio di come sia stato un vero punto di riferimento per tutti noi ma, oltre alle doti di studioso, ha anche il talento di narratore: il suo romanzo (“L'Arcavacànte. Storie di anarchici, lupi e ragazze”, Mobydick editore) ha raccontato un’epoca e un mondo che ha segnato una generazione, quella dell’università negli anni della formazione politica e sociale. C’è sempre stata in lui un’allegra adesione alla vita che continua tutt’oggi».
Pisa è per Renato la casa che si è scelto, tanto da rifiutare di raggiungere la famiglia in Calabria per restare nella patria che lo aveva adottato e che lui considera imprescindibile.
Raffaele Giampietro, ex direttore della biblioteca della Normale ce lo racconta così: «Già dalle prove di esame si capiva che non si trattava di un normale concorsista ma di un intellettuale in formazione. Negli anni ha sviluppato una personalità molto forte e questo lo ha portato a diventare un punto di riferimento non solo per i colleghi ma anche per gli studenti stessi».
«Ricordo un ottimo saggio su De Martino che scrisse diverso tempo fa e che ancora viene studiato - prosegue Giampietro - Quando ho saputo della raccolta di fondi ho chiamato ex colleghi e conoscenti, tutti hanno donato più che volentieri. Nei giorni scorsi, al termine della Notte Pucciniana, il concerto di beneficenza al teatro Verdi in favore della Fondazione Arpa, l’orchestra ha voluto dedicare proprio a Renato la serata. È un gesto che riassume quanto la sua figura sia stata ed è importante».
Renato in questi giorni non è stato in grado di dirci direttamente qualche battuta, ma siamo più che certi che leggerà queste righe e, probabilmente, le smonterà con una battuta. Ma gli farà piacere.
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