Finanza
Ambiente retrò e piatti creativi nella piazza storica
La Mescita è uno dei locali più antichi della città a un passo dalle Vettovaglie. Due donne in sala e tre uomini ai fornelli
PISA. Il cicaleccio di piazza delle Vettovaglie non ha più il fascino di un tempo. Ogni tanto, di notte, in quelle meno convulse, par di vedere le ombre e di sentire la voce dei mitici personaggi che hanno reso memorabile la piazza: Berta, la Baronessa, Ugo Franceschi, Moreno, Celestino, Milena Cerretelli con la madre Ildegonda, Ginetto Falciani, Emilio Michelotti, Orlando, Ettore e Silvio Grazzini, Guido Tassi, la famiglia Tredici, i Borsò, Dino Marinelli. Ci hanno accompagnato in un dedalo di odori, di profumi, di sentori acri che hanno caratterizzato la presenza umana della città. Oggi è quasi tutto inautentico: la piazza ha perso parecchio di quell’anima che per fortuna si respira appena un po’ grazie alle poche bancarelle della frutta e di una decina di botteghe. Tra queste c’è sicuramente l’Osteria la Mescita, uno dei più antichi ristoranti storici di Pisa, con il chiostro risalente all’anno Mille, diventato a inizio Novecento la “Mescita di piazza” e che conserva intatte ancor oggi le pareti in mattoni con faccia a vista, i vecchi tavoli ormai diventati oggetti di antiquariato, che sono inseriti armonicamente nelle ampie volte del soffitto. «Quando da ragazzo mi affacciavo alla finestra - dice Fabio Tredici, che una volta abitava proprio sopra la Mescita - era tutto un pullulare di bancarelle, uno spaccato di una Pisa autentica, vivace, socializzante, in cui ci si sentiva riavere. Oggi vivo altrove, quando ci torno non mi ci riconosco quasi più». Qui alla Mescita la cucina è internazionale e pare un controsenso con la storia di questo ritrovo, ma è un di più, o meglio un affinamento dell’impronta toscana. Come dire che si assaporano, accanto ai piatti creativi e innovativi, i profumi e i sapori antichi, ingentiliti dalla mano dello chef, con materie prime migliori e un uso molto parco di grassi, quindi piatti assai meno pesanti. Come il trionfo del baccalà, una volta pesce dei poveri, oggi prelibatezza preparata con le verdure di stagione. Ma anche le pappardelle al ragù toscano. Gli antipasti promettevano già bene, con una tartara di manzo con uovo biologico e un’insalata autunnale con spinaci, caprino, semi di zucca e barbe. Questo è un ristorante prevalentemente di carne (e di buone verdure, in gran parte biologiche), ma non manca il pesce che è esclusivamente di Marina di Pisa, al massimo acquistato ai mercati di Livorno e Viareggio. Le verdure sono di stagione e a chilometro zero. Come la carne, autoctona, in prevalenza da allevamenti delle colline pisane. Sui formaggi si va sul sicuro: sono finiti nella lista dell’Eccellenza 2013 (alla stregua delle grappe). Sui dolci ci si può sbizzarrire: dalla Charlotte di pere al cioccolato, alla crema bruciata al rosmarino, alla bavarese di vaniglia e salsa d’uva fragola. «Dal pane ai dolci facciamo tutto noi», dice Carlotta Nanni Buscemi, cultrice delle materie prime e che conduce il locale in tandem con Monica Sementa, altra gradevole presenza femminile in sala. Lo chef è Luca Sardelli (ha sostituito l’altro talentuoso Giovanni Marchi), cuoco creativo ma rispettoso dei sapori antichi toscani e lo staff di cucina è completato da due aiuti: Ferdinando Bernardo e Momen Kahn. Sorprende l’apparecchiatura rustica come il locale, di buon gusto e originale: le tovaglie sono di carta con le riproduzioni di opere d’arte del maestro Gerolamo Bolli (i quadri dell’autore sono esposti in sala in una sorta di galleria). La cantina è fornitissima: trecento etichette, con la possibilità di sbicchierare anche vini pregiati (da assaggiare almeno una volta, anche se si vuol puntare a bottiglie titolate, quello della casa: davvero un buon Chianti). Qui sono passati tanti personaggi del mondo della politica, della cultura e dello spettacolo: uno su tutti Vittorio Gassman e lo diciamo per una ragione di “presenza”: tra i “Fantasmi a Roma”, celebre film con il mattatore protagonista, c’era anche quello che ci ha condotto per mano in questo locale antico che svela i suoi misteri a tavola.
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