Sicurezza
Soldi alle aziende con i mini-bond
Come creare nuove forme di credito: è stato uno dei temi della tavola rotonda con associazioni e imprenditori
PISA. Un’economia da risollevare, anche se le aziende che fanno export (di qualità) se la cavano; è invece il mercato interno che arranca sempre più. Due le carte da giocare sul territorio: spingere sull’informatizzazione e cambiare il rapporto con le banche. Lo strumento può essere quello dei mini-bond: prestiti a media-lunga scadenza, non per forza di cifre elevate, capaci di dare ossigeno alle imprese e gambe alle migliori idee imprenditoriali. Questo fronte di lavoro, già avviato, è stato annunciato durante il forum sui temi dell’economia organizzato dal “Tirreno” nella nostra redazione di Corso Italia. Protagonisti Federigo Federighi, presidente dell’Unione industriale pisana; Romano Pucci, presidente di Confartigianato Pisa; Andrea Di Benedetto, presidente nazionale dei giovani Cna e imprenditore pisano; Roberto Balestri, membro della giunta della Camera di Commercio (e presidente della Confesercenti Toscana Nord).
Qual è il rapporto tra impresa e banche? Come questi due mondi possono aiutarsi a vicenda?
Federighi: «L’allontanamento di alcune banche dal territorio pisano è stato negativo: quando il centro decisionale si sposta lontano non va mai bene. La crescita invece di alcune banche di credito cooperativo va un po’ a colmare questo vuoto. Il dato nazionale è preoccupante, assistiamo a un calo del 40% nei prestiti alle imprese quando in Italia il 98% del finanziamento sul quale si basano è appunto il credito bancario. Su Pisa ci stiamo muovendo con alcuni istituti di credito cooperativo per far emettere dei titoli obbligazionari di taglio basso, i cosiddetti mini-bond: penso sia un modo di ottenere credito che le aziende devono esplorare e deve essere data loro la possibilità di farlo».
Pucci: «Le banche in questo momento non hanno problemi di liquidità, anzi è forse il momento nel quale hanno maggiore disponibilità. Il problema è che loro non sono imprenditori coraggiosi, non vogliono rischiare nulla, per cui chiedono garanzie altissime di secondo e terzo livello».
Di Benedetto: «Abbiamo bisogno di un progetto galattico di formazione per imprenditori e banche. Gli imprenditori non sanno raccontare, in media, quello che fanno. I bancari hanno una capacità minima di utilizzare gli strumenti che hanno a disposizione. Non si riesce a far incontrare i soldi con le imprese. Dobbiamo costruire equity che stiano al fianco delle aziende per 5-10 anni, con logiche di partnership e non speculative».
Balestri: «Le banche sono troppo esigenti, chiedono garanzie personali, non vogliono rischiare. I consorzi Fidi potrebbero fare da garanti per le imprese, ma spesso sono bloccati da troppa burocrazia».
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