Sicurezza
Normale e Sant’Anna si sfidano a gavettoni mistero sul vincitore
Entrambi gli schieramenti rivendicano il successo lo scontro ha visto oltre 50 carrelli pieni di palloncini
PISA. Avviso ai naviganti: chi attende questo articolo come le parole dell’oracolo di Delfi, sappia che non abbiamo intenzione di scrivere chi ha vinto il tradizionale scontro di gavettoni tra le due Scuole d’eccellenza pisane, la Normale e il Sant’Anna. Mercoledì notte si è infatti disputata sul sagrato della chiesa di San Francesco la singolar tenzone che vede contrapposti gli audaci drappelli di rispettive matricole, chiamate sul terreno a misurarsi per difendere l’onore del proprio istituto. E va detta subito una cosa: in tempi il cui ricordo è avvolto nelle nebbie, tali duelli avvenivano nel segreto più assoluto, si chiamavano “assalti” e se ne contavano due all’anno; una delle due Scuole a turno accorreva sotto le finestre dell’altra per il tempo strettamente necessario a scambiarsi cori irriferibili e potenti getti d’acqua, poi c’era la fuga prima dell’arrivo della polizia.
Di quella “poesia” è rimasto solo il linguaggio irriferibile: oggi i generali si incontrano, scelgono l’unica data (il format mediatico esige tempi stretti e certi) e chiamano anche il pubblico; il giorno dopo la “guerra” continua a colpi di comunicati provenienti da improvvisati uffici stampa che esaltano il comportamento eroico dei propri, mentre denunciano le bassezze dell’avversario. Fatta questa doverosa premessa, non ci resta che registrare i fatti constatati, certi che nella vicina questura rideranno a crepapelle sapendo che qualcuno in piazza ha ironizzato sul ministro dell’Università (Maria Chiara Carrozza, direttore del Sant’Anna fino allo scorso inverno) che, secondo i ragazzi, ci avrebbe messo più di una manina per impedire che la festa fosse rovinata.
I fatti, dicevamo: il sagrato è diviso in due da una zona franca larga tre metri, vietato attraversarla. I normalisti arrivano dal collegio dietro il tribunale e occupano la zona più vicina alla facciata della chiesa; i santannini giungono da piazza dei Martiri e stazionano nel settore ovest. Le forze in campo: Normale, un centinaio di uomini e una quindicina di carrelli del supermercato pieni di palloncini gonfiati ad acqua; Sant’Anna, circa 150 soldati e una trentina di carrelli, più della metà dei quali è nascosta nei vicoli vicini. I lanci di gavettoni vanno avanti per un’ora abbondante; tra le innovazioni 2013 si segnala la Normale con un kamikaze che (come fosse uno zainetto) indossa sulle spalle un termosifone ricaricato più volte ad acqua pressurizzata. Risposta dall’altro fronte: musica sparata a tutto volume da un appartamento che era stato preventivamente requisito e attrezzato.
I normalisti si rivelano inaffondabili incassatori: “mi piego, ma non mi spezzo” potrebbe essere il loro motto se non cozzasse con “Scuola Normale la trionferà”, cantata sulle note di Bandiera rossa. I santannini dimostrano una logistica formidabile, studiata per giorni, in cui ognuno sa cosa deve fare e quando: ci sono persino le “staffette” in borghese che vanno a rifornirsi di gavettoni dai carrelli invisibili. Negli ultimi cinque minuti Sant’Anna riversa il restante potenziale (più della metà delle munizioni) accompagnata da veri fuochi d’artificio, la Cavalcata dalla Valchiria di Wagner e il “Dies irae” dal Requiem di Verdi. Un delirio micidiale, impastato dai fumogeni dei normalisti. I santannini si autoproclamano vincitori e lasciano il campo di battaglia in modo unilaterale, provocando proteste dei normalisti che denunciano spocchia e comportamento antisportivo.
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