Finanza
Tessere Pd, accuse e sospetti al Cep
Il segretario del circolo: «Qualcuno ha pagato per l’iscrizione di una decina di stranieri». Qui Ferrante ha vinto per due voti
PISA. Il presunto tesseramento gonfiato nel Pd, piaga nazionale che avrebbe lambito anche lidi pisani, diventa argomento scottante durante il congresso comunale. Fabio Armani smentisce subito di essere l’autore delle strane manovre al Cep e Andrea Ferrante minaccia querele. Il primo è il presidente delle farmacie comunali e qualche giorno fa sarebbe stato indicato come il personaggio più attivo al congresso di circolo svolto nel quartiere Cep-Barbaricina. Lì Ferrante (segretario comunale uscente) ha battuto lo sfidante Sandro Gallo 37 a 35, ma prima dello scrutinio sono volate parole grosse perché qualcuno avrebbe visto Armani che pagava tessere a 12 persone: una famiglia del Cep che non ha mai partecipato ai lavori del partito, più tanti extracomunitari, in particolare filippini. Armani ieri ha bollato la ricostruzione come «illazioni che fanno sorridere e non corrispondono al vero: la gente vive di fantasie». Nella sua versione racconta di aver «accompagnato in macchina persone già tesserate che non disponevano né di auto e né di consapevolezza del posto in cui si votava». Una buona azione, quindi, volta a favorire la partecipazione: non solo «la fanno in tanti», ma soprattutto non influenza l’esito, perché «mi risulta che i miei accompagnati votassero per candidati diversi» e non tutti per Ferrante come invece accusano gli altri.
In via Fratti, quartier generale del Pd provinciale, i nervi sono tesi, ma non si prevedono al momento contromisure, poiché dal Cep non sono arrivati ricorsi sul voto. Ferrante stesso chiude lapidario: «Non mi sembra la questione centrale del congresso, visti i numeri marginali. C’è un partito con i suoi organi di garanzia». Però Vladimiro Basta, presidente del circolo, non rinuncia alla «denuncia pubblica: non faremo ricorso perché non abbiamo le prove, ma resta il fatto che da domani qualcosa deve cambiare, perché l’atto deplorevole dimostra che esistono mercenari disperati e regole congressuali con qualche falla». Il tesseramento infatti è consentito anche a urne aperte. Basta non fa nomi, ma il suo ricordo della serata è nitido: «Nell’aria si avvertiva qualcosa di strano, allora abbiamo cominciato a fare domande all’ingresso» del tipo “con chi sei venuto” o “perché fai la tessera”. L’indagine si è svolta in modo discreto, perché «non siamo finanzieri alla dogana. Tuttavia io conosco a memoria i nostri iscritti e non ho potuto non notare una ventina di persone nuove: magari la metà sono simpatizzanti che ti girano intorno da tempo e colgono questa occasione per avvicinarsi davvero al partito». Sottinteso: e gli altri sconosciuti? Basta prosegue con le ipotesi: «Una tessera costa 15 euro; se qualcuno ha dato a questi disperati 30 euro, con metà somma hanno pagato l’iscrizione al Pd e con il resto hanno dato una svolta alla loro giornata». L’affondo finale del presidente: «Queste cose succedono in Lombardia, in Sicilia e anche in altri circoli di Pisa; noi li abbiamo sgamati prima di finire su “Striscia la notizia”, ma non al punto da trovarli con i soldi in mano». La conclusione: «Non faremo ricorso, perché nessuno ha trovato un colpevole; ma agli altri circoli suggeriamo di vigilare nelle prossime occasioni. Tutto ciò ci fa pensare che qualche regola deve essere corretta».
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