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«Lavoro, disabili penalizzati la legge non dà una mano»
VECCHIANO. «Questa legge non funziona e non crea vere opportunità per i diversamente abili». È la critica della famiglia Marangon di Vecchiano all’applicazione della legge regionale 68 del 1999 sull’o...
VECCHIANO. «Questa legge non funziona e non crea vere opportunità per i diversamente abili». È la critica della famiglia Marangon di Vecchiano all’applicazione della legge regionale 68 del 1999 sull’occupazione di persone con disabilità.
Sono due i componenti della famiglia Marangon, con disabilità, che hanno accesso alla legge e al cosiddetto percorso on the job: applicazione originale della legge 68 da parte del collocamento mirato pisano. In pratica «un percorso inventato a Pisa», afferma la dirigente Donatella Donadel. Si tratta di un iter che premia le aziende che attivano un tirocinio a persone disabili. Interamente rimborsato - eccetto la posizione Inail - fino a 8000 mila euro e premiato appunto da un ulteriore bonus di 2000 euro, è un tirocinio rinnovabile fino ad un anno e per una volta sola. Dopo i primi tre mesi l’azienda può rinnovare di altri 3 o di altri nove. Una opportunità per l’azienda e per la persona svantaggiata.
«Sembra tutto semplice e bello –lamentano i genitori Marangon - ma quando ti presenti alle aziende: o ti guardano come se chiedessi l’elemosina o ti dicono che non sono disposti ad anticipare i primi tre mesi di retribuzione». Infatti quei primi tre mesi di tirocinio li corrisponde inizialmente l’azienda, che, in seguito a rendicontazione, riceve il rimborso dal Centro per l’impiego. «La prassi burocratica ha i suoi passaggi - afferma Donadel - Delle 56 aziende che hanno attivato il percorso on the job da gennaio 2013 ad oggi, nessuna ha posto il problema dell’anticipo di tre mesi di retribuzione».
La famiglia Marangon ribadisce che «è assurdo in tempi di crisi aspettarsi che una piccola impresa paghi di tasca sua anche se verrà rimborsata. E poi con che tempi? Tre mesi sono troppi».
La dirigente non si tira indietro e spiega: «Facciamo il possibile. Abbiamo anche un ufficio di marketing che intercetta le aziende per tutta la provincia. Noi non troviamo il lavoro - continua - siamo un anello di congiunzione nel rapporto tra chi cerca lavoro e chi lo offre. C’è da considerare poi la congiuntura economica molto difficile che nelle situazioni svantaggiate si complica».
I dati presentati dalla dirigente non sono confortanti: al 30 settembre risultano 60mila i contatti o prese in carico da parte del collocamento provinciale (Pisa, Santa Croce, Pontedera e Volterra). Un numero notevole che tende a crescere. «Capita spesso di questi tempi – dice ancora Donadel – di avere le bacheche delle offerte vuote o quasi, a volte anche per la diffidenza nei confronti del servizio pubblico». In ogni caso la parola d’ordine in tempi di crisi del lavoro rimane «non arrendersi», conclude Donadel che dice di voler riflettere sul percorso on the job e su possibili miglioramenti.
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