Finanza
Depuratore, sette anni senza risultati
Dopo la revoca dell’appalto l’iter è ricominciato da capo. Serviranno 16 milioni: 4,3 di contributo, il resto in bolletta
PISA. La data da tenere presente è il 28 dicembre 2006. Quel giorno venne pubblicato il bando per l’ampliamento del depuratore di San Jacopo, alle porte della città. Quasi sette anni dopo, della nuova struttura non si vede nemmeno l’ombra. E ancora non c’è una scadenza ulteriore. Eppure l’ampliamento servirebbe eccome. Ora magari un’emergenza non c’è. «Per Pisa il sistema funziona», dice Giuseppe Sardu, presidente di Acque Spa, la società che gestisce il servizio idrico del Basso Valdarno. Ma in una prospettiva, sempre più vicina, il potenziamento del depuratore sarà indispensabile per sostenere lo sviluppo urbanistico della città, a cominciare dal progressivo trasferimento dell’ospedale a Cisanello. Per le sue caratteristiche, l’impianto di San Jacopo è considerato in effetti un’opera con valenza d’area vasta ed è fondamentale per la qualità della depurazione delle acque nel territorio di Pisa Nord. L’impianto, ricevendo i reflui di tutta quell’area, dovrà sostituire la vecchia struttura della Fontina ed accogliere anche gli scarichi fognari di San Giuliano e Vecchiano.
La storia. La complessa vicenda dell’ampliamento discende da tutta una serie di problemi avuti da Acque con l’impresa Sled di Napoli che si era aggiudicata il bando, tanto da arrivare alla revoca dell’appalto. Risultato? Si deve ripartire da capo, anzitutto con la progettazione. Perché la tecnologia del settore, da sette anni a questa parte, è cambiata in maniera significativa. Quello che era stato pensato allora, dicono da Acque, non va più bene. E anche la gara d’appalto dovrà essere rifatta. C’è poi, e non è secondaria, la questione del finanziamento regionale di 4,3 milioni di euro. Non potrà essere trattenuto all’infinito. «Però non si dica che ci sono 16 milioni di euro fermi, non è vero - sbotta Sardu -. Il finanziamento dell’opera avverrà in un altro modo».
L’appalto. La storia del depuratore è fatta di diversi passaggi. Nei mesi scorsi la seconda commissione consiliare aveva convocato ben tre sedute con gli amministratori di Acque Spa per capire come erano andate le cose. Ed era stato presentato anche un ordine del giorno. Dalla documentazione si può ricapitolare che i lavori di ampliamento erano stati affidati «da Acque Spa all’impresa Sled di Napoli a seguito di una gara ad evidenza pubblica, a livello europeo, per un importo di 12.455.560 euro». La sottoscrizione del contratto di appalto è avvenuta nel giugno 2009, mentre la consegna dei lavori è stata effettuata il successivo 17 settembre con «una durata prevista da contratto di 730 giorni naturali e consecutivi». I lavori, di conseguenza, avrebbero dovuto essere ultimati entro il settembre 2011 e collaudati nei sei mesi seguenti.
La revoca. Da lì in avanti diverse complicazioni. «L’impresa ha inizialmente richiesto, per procedere alle operazioni di scavo, che potesse essere effettuata la bonifica bellica. Ha poi sollevato ulteriori riserve sulle modalità di bonifica presentando varianti. La stessa ditta ha poi proceduto, attraverso comunicazioni ad Acque Spa, alla cessione di ramo d’azienda a società controllata ed ha concordato un nuovo cronoprogramma su uno sviluppo di due anni con ultimazione dicembre 2013». Però a seguito «di contenziosi e inadempienze dell’azienda, con atto del 24 giugno 2012, Acque ha disposto la risoluzione del contratto». Punto, a capo.
I costi. C’è poi la questione dei costi. «Quando si parla di 16 milioni, si deve considerare che questa è la spesa stimata per l’intera opera: l’ampliamento del depuratore più i canali di collegamento che portano i reflui, oltre alla progettazione e alle spese tecniche», spiega Sardu. La progettazione è ancora in corso e, fino a quando non sarà completata, non si può conoscere il costo reale dell’intervento. Se rimanesse intorno ai 16 milioni, da questa cifra dovrà essere tolto il contributo di 4,3 milioni. Il resto non c’è ancora («per questo non possono essere soldi fermi», dice Sardu), ma sarà finanziato dalla tariffa. In che modo? Secondo quanto prevede l’Autorità per l’energia elettrica e il gas, che sovrintende anche questo settore, la differenza - 11,7 milioni - comincerà ad essere progressivamente caricata sulla bolletta dopo due anni dall’entrata in funzione dell’opera. La spesa, nei due anni, viene anticipata dalla società. Importante anche sottolineare chi paga: tutti gli utenti di Acque dei 57 comuni serviti dalla Spa, non solo i pisani. Un salasso in vista sulla bolletta? Nessuno ad Acque si avventura in previsioni, «ma non sarà granché», si prova a tranquillizzare. Il nuovo progetto intanto viene realizzato internamente alla società, «perché - conclude Sardu - vogliamo evitare il ripetersi dei vecchi problemi».
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