Il Tirreno

Pisa

Pieni di crepe e pericolanti un appello per i condotti

di Pierluigi Ara
Pieni di crepe e pericolanti un appello per i condotti

L’allarme lanciato dall’associazione di Asciano “Salviamo l’acquedotto mediceo” «Finora dalle istituzioni abbiamo ricevuto soltanto tante buone intenzioni»

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ASCIANO. Sos per i condotti medicei. Cadono a pezzi, rischiano di crollare. Fino ad ora gli appelli, ripetuti da parte di un comitato popolare che ha raccolto nel tempo circa tremila firme, sono caduti nel vuoto. L’unico restauro importante è quello effettuato dall’istituto tecnico industriale Leonardo da Vinci di Pisa al casello idraulico di via Battelli nell’ambito del progetto “La scuola adotta un monumento”.

Attualmente le istituzioni, interpellate, rispondono laconicamente che mancano le risorse. È un fatto che questo monumento nazionale, di inestimabile valore, versa in grave pericolo. «La catastrofe è annunciata», dicono e ripetono i cittadini di Asciano e i turisti che, numerosi, ammirano l’antica struttura, carica di storia e sempre più esposta alle offese del mutar delle stagioni.

Gli archi, che inizialmente erano 954, sistematicamente disposti in ordine decrescente, risultano inclinati, si rivelano pressoché inutili le transenne sistemate qua e là. Fratture e crepe diffuse che stanno compromettendo la stabilità. I diaframmi in muratura di pietrame e laterizi evidenziano il distacco dagli archi. La costruzione, voluta dal Granduca Ferdinando I de’ Medici, nel 1588, ha subito diverse modifiche. Per il finanziamento vennero impiegati i proventi della tassa del sale e furono venduti gli alberi abbattuti per far posto alla struttura.

La storia dell’acquedotto mediceo è piena di fascino. È rimasto attivo per circa tre secoli, dal monte pisano l’acqua riforniva Pisa fino alle mura in piazza delle Gondole; da qui veniva istradata in condutture sotterranee per alimentare le varie fontane presenti in città.

Il percorso comunque, lungo sei chilometri dalla valle delle fonti di Asciano, adesso appare in tutto il suo degrado. Sergio Sabatini, presidente dell’associazione “Salviamo l’acquedotto mediceo” fa sapere: «Ci siamo messi in contatto con gli amministratori, Comune di San Giuliano e Pisa, la Provincia, la Regione e la Sovrintendenza. Tante buone intenzioni, l’apertura di tavoli di lavoro, assemblee pubbliche, una prima concreta ripulitura, poi ai giorni nostri la situazione che potrebbe precipitare. Si pensi che l’inclinazione di una decina di archi, nei pressi di via Sant’Elena, si è ulteriormente aggravata. Procede inesorabile il processo di rischi di crolli».

In paese seguono con trepidazione il degrado incalzante come le realtà associative locali a cominciare dalla pro loco, guidata dalla signora Manuela. Luciano Scarpellini, presidente circolo Arci Asciano Valle, allarga le braccia sconsolato: «I diversi soggetti si rimbalzano la palla, purtroppo non succede nulla. Se non si interverrà al più presto, perderemo quello che è anche il simbolo del territorio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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