Lutto
Misericordia, a destinazione le lettere di licenziamento
PISA. «Siamo spiacenti di comunicarle il suo licenziamento che avrà effetto immediato». Quello che i lavoratori della Misericordia temevano si è materializzato ieri mattina al momento di aprire la...
PISA. «Siamo spiacenti di comunicarle il suo licenziamento che avrà effetto immediato».
Quello che i lavoratori della Misericordia temevano si è materializzato ieri mattina al momento di aprire la lettera spedita dall’Arciconfraternita. Poche righe firmate dal Governatore, Luigi Marchetti con le quali 39 persone su 56 vengono informate di aver perso il lavoro. Notizia annunciata, ma quando si legge il proprio nome seguito da sei righe con cui si cancella il posto, la disperazione scaccia una speranza ormai ridotta ai minimi termini. L’invio delle lettere anticipa l’incontro chiesto e ottenuto dai sindacati Cgil, Cisl e Uil con l’arcivescovo, Giovanni Paolo Benotto. I sindacati si dicono sconcertati e i Cobas offrono assistenza legale ai licenziati.
Il commercialista Marchetti snocciola le cifre di un rosario dolente. Nel 2006 la Misericordia ha perso 527mila euro; nel 2007 il risultato è stato operativo per 122mila euro ma con proventi straordinari e irripetibili per 935mila euro; segno meno per 894mila euro nel 2009; rosso per 933mila euro nel 2010; altro rosso di 588mila euro nel 2011 e meno 69mila nel 2012 con una mossa contabile senza la quale il negativo sarebbe stato di 780mila euro.
Il Governatore certifica, al 31 dicembre 2012, il debito della Misericordia pari a 11 milioni di euro.
Scrive nell’avvio della procedura di mobilità: «Isolando i diversi centri di costo e incrociandoli coi ricavi distinti per settore - o meglio per servizi svolti - risulta che le perdite sono generate da tutti i settori beanché in modo diseguale e, di conseguenza, il Magistrato, ha deliberato di non svolgere più i servizi, eccezion fatta per il 118 e le onoranze funebri». Fatti due conti, il Governatore ha stilato l’elenco del personale in esubero considerando i servizi dismessi. Niente contratti di solidarietà, né part-time o demansionamento. E nemmeno la cassa integrazione per tamponare un bilancio zavorrato di debiti.
I 39 esuberi sono stati individuati in due posti come capo dei servizi sanitari; un capo area amministrativa; un posto nella gestione delle presenze; uno per la registrazione degli acquisti; 2 assistenti domiciliari; due addetti alla cassa e gestione rapporti Asl; 2 addetti al primo contatto; un capo servizio cimitero; 2 commessi negozi fiori cimitero; un addetto pulizie cimitero; 2 muratori; 2 addetti alle pulizie; 4 accompagnatori trasporto disabili; 3 autisti trasporto disabili; 9 autisti e un operatore trasporti ospedalieri e sanitari ordinari; un addetto alla gestione qualità e sicurezza sul lavoro; un capo area tecnica.
Pietro Barghigiani
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