Attenzione
Enrico VII sepolto con scettro e corona
Aperto il sarcofago: teschio e scheletro ben conservati I resti avvolti in un telo di seta. Verrà ricostruito il volto
PISA. L'apertura del sarcofago di Enrico VII, avvenuta nelle scorse settimane nel Duomo di Pisa, ha riservato una sorpresa di eccezionale valore storico-artistico. Oltre ai resti del sovrano che saranno analizzati dall'antropologo professor Francesco Mallegni, sono stati ritrovati alcuni oggetti di rilevantissima importanza, tra cui un grande telo di seta lavorato con i leoni imperiali, oltre allo scettro e alla corona imperiale e al globo che l'imperatore teneva in mano.
L'annuncio è stato fatto ieri all'apertura del convegno nella sala delle Baleari sul doppio anniversario dal titolo "Enrico VII, Dante e Pisa. A settecento anni dalla morte dell'imperatore e dalla Monarchia (1313-2013)", organizzato dagli istituti di italianistica e di storia dell'Università di Pisa.
«Dentro il sarcofago abbiamo trovato lo scheletro e il teschio ben conservati – ha detto la professoressa Gabriella Garzella che fa parte di un comitato scientifico incaricato di studiare il sarcofago in tutti i suoi aspetti – oltre alla corona imperiale, lo scettro e il globo, tutto in argento dorato».
«Ma il ritrovamento ancora più sensazionale è il tessuto di 3 metri per 120 centimetri in cui era avvolto – ha aggiunto la professoressa Moira Brunori – in seta con fasce rosa-azzurre e con il disegno di due leoni che si affrontano. Si tratta del tessuto più importante del medioevo, per conservazione e dimensioni».
Dal teschio sarà possibile ricostruire il volto, grazie all'esperienza del professore di antropologia Francesco Mallegni. E dall'analisi dello scheletro si potrà risalire alle cause della morte, ancora misteriose: morte naturale, malaria o avvelenamento? Sembra inoltre che per portare a Pisa la salma dal luogo della morte (a Buonconvento) in buono stato di conservazione, il corpo sia stato bruciato e la testa staccata e bollita a parte.
Le ossa infatti sono ben conservate. E dopo i necessari studi, si comincerà a discutere di come poter esporre meglio al pubblico questi ritrovamenti (proposta rilanciata nei giorni scorsi sulle colonne del "Tirreno").
Il monumento funebre di Enrico VII (i pisani lo ricordano meglio come Arrigo VII), venne eretto nel 1315 da Tino di Camaino e in origine venne posto al centro dell'abside della cattedrale, ma non vi rimase a lungo. Le statue che componevano il mausoleo furono disperse e peregrinarono in vari luoghi della piazza del Duomo. Solo l'imperatore giacente sul sarcofago fu ricollocato in Cattedrale.
La tomba di Arrigo VII era composta dal sarcofago, la statua di Enrico VII, disteso sopra di esso e molte altre statue di dignitari e angeli. Ma non ebbe lunga vita: per motivi politici fu smantellata, poi fu danneggiata nell'incendio del 1595, e le parti furono riutilizzate in altri luoghi della piazza del Duomo. Fino al 1985, il sarcofago dell'imperatore (già aperto in passato altre due volte, l'ultima delle quali in epoca fascista) era stato trasferito nel transetto destro della Primaziale, vicino all'urna di San Ranieri, patrono della città.
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