Sicurezza
Serchio, allarme rientrato ma servono argini più forti
Le famiglie evacuate sono tornate nelle loro case che non hanno avuto danni Il sindaco Lunardi: «Ora servono più soldi per le opere di protezione»
VECCHIANO. Paura rientrata e situazione tornata alla normalità nei territori di San Giuliano e Vecchiano. Le intense piogge che nella notte tra domenica e lunedì si erano abbattute sulla Garfagnana avevano infatti fatto scattare l’allarme e costretto i sindaci dei due comuni, Paolo Panattoni e Giancarlo Lunardi, a firmare l’ordinanza di sgombero per trenta case (17 a Vecchiano e 13 a San Giuliano) situate lungo l’argine del fiume Serchio.
Sempre lunedì, dalle 10 alle 13, era anche stato chiuso al traffico il ponte di Ripafratta: un provvedimento precauzionale per cautelarsi nel momento in cui era prevista la massima piena nel tratto vecchianese. Nel tardo pomeriggio di lunedì la situazione è tornata alla normalità: sono stati chiusi i centri operativi comunali, attivati a San giuliano e Vecchiano per gestire l’emergenza e le famiglie evacuate sono rientrate nelle loro abitazioni. «Il fiume è rientrato nel suo letto e le famiglie sono tornate nelle loro abitazioni - spiega il sindaco di Vecchiano, Giancarlo Lunardi -. Le case, per fortuna, non hanno subito grossi danni, finora abbiamo registrato solo qualche danno esterno. Tutto ha funzionato nel migliore dei modi e la situazione è stata gestita in modo eccellente anche grazie al lavoro dei nostri volontari».
Seppure notevole, la piena del fiume era ancora lontana dai livelli fatti registrare nel 2009, quando il Serchio esondò. «Un vero e proprio rischio di rottura degli argini ancora non c’era - continua Lunardi - ma quello che più di tutto preoccupava è stata la velocità con cui si alzava il livello del fiume». Lunardi spiega poi di condividere la presa di posizione del governatore della Toscana Enrico Rossi che, lunedì, aveva chiesto maggiori fondi per le emergenze, ma soprattutto che fosse consentito alla Toscana di spendere i soldi che ha già, ponendo gli investimenti per il riassetto idraulico e idrogeologico fuori dal patto di stabilità. «Le piene e le esondazioni sono diventate sempre più frequenti - dice Lunardi - e l’unico modo per poterci difenderci da questi fenomeni è quello di rafforzare gli argini dei fiumi. Per questo è necessario che vengano destinate maggiori risorse alla realizzazione di queste opere».
Ieri intanto, come potete vedere nella foto sopra, si è gonfiato l’Arno, anche se non ha dato preoccupazioni.
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