Il Tirreno

Pisa

Posti per 250 detenuti nelle celle sono 367

di Giovanni Parlato
Posti per 250 detenuti nelle celle sono 367

Anche al Don Bosco ci sono problemi di sovraffollamento

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PISA. In condizioni normali, all'interno del carcere Don Bosco dovrebbero starci 250 detenuti. Fino a ieri erano 367. «Alla fine dell'estate erano 390 e abbiamo dovuto aggiungere letti in diverse celle» dice il direttore Fabio Prestopino arrivato a Pisa il 15 marzo dell'anno scorso che ci guida fra le sezioni del carcere facendo vedere il lato bello e quello brutto, le cose che vanno e che non vanno.

Il carcere Don Bosco non fa eccezione al sovraffollamento che assedia le patrie galere denunciato dal capo dello Stato Giorgio Napolitano. Al primo piano della sezione penale, ci sono dieci celle di cui una singola. In tutto dovrebbero starci 19 detenuti, ma sono 32 perché nelle celle invece di starci in due sono in tre e anche quattro. Le dieci celle sono aperte e i detenuti stanno in gran parte nel corridoio comune. All'inferriata del finestrone in fondo ci sono bastoni infilati nella grata con vestiti ad asciugare, due persone si sfidano a dama con la scacchiera disegnata su un cartone e come pedine tappi di bottiglia bianchi e blu, c'è chi fuma e chi esce dalla doccia. Nel corridoio c'è un carrello della spesa come quelli che si trovano alla Coop. «È il supermercato interno» spiega il direttore Prestopino. Un detenuto mostra un foglio dove c’è una lunga lista di prodotti che si possono comprare.

«In questa sezione - spiega il direttore - le porte di ogni cella restano aperte dalle 8,30 alle 15,30 e dalle 16,30 alle 18,30. In questo modo c'è una socialità maggiore, sono in tutto 8 ore ed è quanto ci chiede la Corte di Giustizia Europea». Visitiamo una cella: ci sono due letti a castello e un altro addossato alla parete, un tavolino e un piccolo televisore. In una specie di ripostiglio, sopra un piano ci sono due fornelli a gas per cucinare, mentre è già stato passato il rancio: spezzatino con zucchini, in attesa del primo che deve ancora arrivare. «Qui è il contrario - dice un detenuto - prima portano il secondo e dopo la pasta». A un metro c'è un lavandino e, nascosto da una tendina, il water.

Quindi, visitiamo il Polo Universitario cui sono iscritti in dodici. Ad un tavolo troviamo un detenuto albanese che sta studiando. È iscritto a Scienze Politiche e fino a ora ha sostenuto sei esami. «Il mio sogno è laurearmi e andare a lavorare in Albania» dice con un sorriso che nasconde la speranza.

Scendiamo e arriviamo al Centro clinico dove due medici sono di turno 24 ore su 24 più gli infermieri. C’è anche una sala operatoria dove si svolgono mediamente venti interventi (non complessi) al mese. I chirurghi arrivano dagli ospedali di Cisanello o Pontedera. Al primo piano ci sono circa 50 posti letto, mentre sono 10 al centro clinico femminile. Si auspica che al Don Bosco ci sia un intervento da parte del Ministero di Grazie e Giustizia pari a quanto investito dall’Asl.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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