Il dolore
«Confermo di aver visto Roberta uscire di casa»
Il testimone in bici ribadisce dal carcere la sua testimonianza alla Procura L’avvocato: «Non ha ragioni per inventarsi le cose. E non ha preso soldi dalla tv»
PISA. «Non mi sono inventato nulla. Quella sera ho visto Roberta Ragusa, in pigiama, uscire di casa in via Dini e salire su un’auto guidata dal marito».
Dal carcere Don Bosco, dove si trova da oltre tre settimane, il 43enne apparso come presunto testimone nell’inchiesta sulla scomparsa nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012 dell’imprenditrice di Gello, affida al suo legale, l’avvocato Claudio Nocent, la difesa di una versione che la Procura ritiene poco credibile. L’accusa che viene mossa al 43enne di Gello, in cella per maltrattamenti in famiglia nei confronti del padre, e con un storia di tossicodipendenza passata e presente, è quella di essersi appropriato delle dichiarazioni del vigile del fuoco, Filippo Campisi e di averle fatte proprie. «Le cose non stanno così – afferma l’avvocato Nocent –. Il mio cliente ci tiene a ribadire quello che ha già detto alla Procura. Non aveva alcun vantaggio nell’infilarsi in questa vicenda. Non ha niente da guadagnare da tutto questo clamore. Ha già anche troppi problemi per conto suo. Non ha preso soldi per l’intervista, non concordata, con la trasmissione “Quarto Grado” di Retequattro. Doveva essere una chiacchierata con la giornalista nella quale non sarebbe dovuto apparire in video, né in voce. Non aveva cercato lui la televisione. È stato trovato. L’audio, invece, è stato diffuso e le riprese è evidente che sono state fatte a sua insaputa con una telecamera nascosta. Per questo comportamento, a nostro avviso scorretto, valuteremo un’azione legale».
«Sì, sono sicurissimo - è la versione che il 43enne consegna al legale –. Era lei. Sarà stato un quarto o dieci all'una. Non prima, né dopo. Era un freddo cane. Ero in bici e lei mi ha tagliato la strada in diagonale. Ho visto questa signora col pigiama e stavo per buttarmi sulla corsia di sinistra per farla attraversare. Lei si è fermata a metà della corsia. Ho visto i fari di un veicolo da dietro e con l'arrivo della macchina mi è toccato riportarmi a destra. Alla guida di quella macchina c'era una persona che conosco». Aggiunge l’avvocato: «È grazie al mio cliente che gli inquirenti hanno individuato il vigile del fuoco. Dunque, c’è almeno un elemento di verità in quello che dice». Riguardo poi ai suoi guai personali, il testimone attraverso l’avvocato ci tiene a far sapere che il primo arresto nei mesi scorsi non è avvenuto per stalking nei confronti della compagna. «C’è stato un litigio – spiega il legale -. Come può avvenire in tante coppie. Addirittura ora è lei che lo sta aiutando. Per quanto riguarda l’episodio con il padre c’è da dire che il rapporto tra i due è sempre stato difficile anche per l’atteggiamento a volto duro proprio del papà». La Procura, intanto, ha chiesto la proroga di 6 mesi delle indagini e il gip ha 10 giorni di tempo per esprimersi.
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